Oltre sessanta cognomi, elencati nelle “parole chiave” del decreto di perquisizione e sequestro dei dispositivi appartenenti agli arrestati e indagati nell’inchiesta milanese su un presunto giro di escort, riguardano tutti persone non indagate. 

Tra loro figurano calciatori famosi di top club di Serie A e giovani talenti più o meno noti. In Italia, “l’acquisto di servizi sessuali” non è reato, né lo è la prostituzione tra adulti consenzienti: per questo le escort non sono perseguite. La norma colpisce solo chi gestisce o sfrutta il fenomeno, il “terzo” che ci guadagna.

I nomi dei calciatori sono finiti nella lista compilata dai pm per gli esami tecnici, soprattutto sui cellulari sequestrati agli indagati. Secondo quanto trapelato, emergono principalmente da intercettazioni di conversazioni tra sospettati. Sarà necessario controllare, inclusi i messaggi nelle chat dei telefoni, se abbiano partecipato alle serate nei locali vip organizzati dalla Ma.De Milano – sospetta società di comodo – e se abbiano poi usato il “servizio extra” con rapporti a pagamento. Pure in quel caso, da semplici clienti, non rischiano indagini.

 

Nemmeno le ragazze coinvolte, messe a disposizione dal gruppo, sono indagate. Solo una, da documenti depositati per i quattro arresti di due giorni fa, è sotto accusa: si prostituiva ma aiutava pure a “organizzare” le altre per gli incontri con gli sportivi. Alcune sono state sentite come testimoni già lunedì scorso, giorno degli arresti. 

Gli arrestati, per l’accusa, curavano un giro con quasi cento giovani – anche appena maggiorenni – di cui una decina si prostituiva, mentre le altre fungevano da “ragazze immagine” o accompagnatrici nelle serate per vip.

L’inchiesta milanese, dunque, illumina un mondo opaco di serate vip e interessi intrecciati, ma senza stravolgere carriere sportive, il focus resta sui presunti gestori. Un caso che solleva interrogativi su privacy, vizi del jet set e i confini della legalità

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