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Home » Caso Delmastro, scontro alla Camera sulle chat secretate
Politica

Caso Delmastro, scontro alla Camera sulle chat secretate

Di Sala Notizie1 Agosto 20263 min di lettura
Caso Delmastro, scontro alla Camera sulle chat secretate
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Un cd, una cassaforte e due Giunte. È bastato questo per riaccendere lo scontro tra maggioranza e opposizioni alla Camera, con il presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana al centro delle polemiche per una vicenda che, nata come questione procedurale, ha ormai assunto un chiaro rilievo politico.

Il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, ha trasmesso a Fontana un cd contenente le chat tra l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, indagato nell’inchiesta sulla cosiddetta “Bisteccheria” e ritenuto dagli investigatori un presunto prestanome del clan camorristico dei Senese.

In un primo momento l’Ufficio di Presidenza della Camera aveva autorizzato i componenti della Giunta per le autorizzazioni a consultare il materiale, salvo una successiva decisione del presidente della Camera. Quella decisione è arrivata ed è stata negativa: il cd è stato chiuso in cassaforte e resterà indisponibile almeno fino a lunedì, quando la Giunta per il Regolamento dovrà stabilire se i deputati potranno prenderne visione.

Nel frattempo il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori (Avs), si è visto negare l’accesso agli atti insieme agli altri rappresentanti delle opposizioni. La risposta è stata un’occupazione simbolica della commissione, durata circa due ore, da parte di Avs, Pd e M5s. Per i tre gruppi si tratta di una “gravissima lesione delle prerogative parlamentari”: il materiale viene trasmesso alla Giunta competente ma, allo stesso tempo, ne viene impedita la consultazione.

Il nodo politico, però, non riguarda tanto il contenuto delle chat, quanto la gestione della vicenda. È lo schema che si ripete: la maggioranza, forte dei numeri, finisce sulla difensiva per le scelte dei propri esponenti. Non è la sostanza del caso Delmastro a mettere in difficoltà il centrodestra. La Giunta per le autorizzazioni aveva già votato a maggioranza contro il loro utilizzo, ma bloccare l’accesso a un documento già recapitato, e farlo dopo un’apertura inizialmente concessa dall’Ufficio di presidenza, offre all’opposizione un argomento immediato e semplice da comunicare: “cosa nascondono?”. È un assist che consente a Pd, M5s e Avs di spostare il discorso dal merito giudiziario, ancora da accertare, al piano della trasparenza istituzionale.

Da qui le parole di Elly Schlein, che chiede di non impedire “alla magistratura di fare il proprio lavoro”, di Giuseppe Conte, che accusa la maggioranza di costruire “uno scudo vergognoso” attorno alla vicenda e si rivolge direttamente a Giorgia Meloni, e di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che parlano di “forzatura inaccettabile”. Accuse che trovano terreno fertile proprio perché la gestione della comunicazione da parte della maggioranza non appare del tutto lineare.

Il centrodestra, dal canto suo, respinge in blocco: i capigruppo di FdI, FI, Lega e Noi Moderati difendono l’operato “inappuntabile” di Fontana e bollano l’iniziativa delle opposizioni come “un atteggiamento populista”, accusando Dori di trasformare la Giunta in “strumento di propaganda”. Resta però un punto difficile da derubricare a propaganda: la sequenza delle decisioni: prima l’apertura e poi la chiusura, offre ottimi argomenti a chi vede la vicenda come un tentativo di insabbiamento.

Ora il confronto si sposta sulle prossime scadenze. Lunedì la Giunta per il Regolamento dovrà decidere sull’accesso al materiale, e martedì sulla Giunta per le autorizzazioni, che dovrà scegliere se svolgere un supplemento istruttorio o tornare direttamente in Aula.

Il punto più delicato riguarda ora il calendario: la discussione della Relazione non figura ancora tra gli impegni della prossima settimana, anche se circola l’ipotesi di un inserimento per giovedì. Fratelli d’Italia sostiene di non temere il voto, mentre le opposizioni chiedono che Montecitorio si pronunci prima della pausa estiva. Il voto finale sarà segreto: la vera incognita, più che le chat, potrebbe essere la tenuta della maggioranza nell’urna.

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