
La Commissione di vigilanza della Camera statunitense, guidata dal Grand Old Party, ha avviato una procedura per oltraggio al Congresso dopo il rifiuto dell’ex coppia presidenziale di testimoniare sul caso Jeffrey Epstein. Il procedimento rappresenta il primo passo verso un’eventuale incriminazione penale da parte del Dipartimento di Giustizia che, in caso di successo, potrebbe portare i Clinton in prigione: l’accusa di oltraggio comporta infatti una multa fino a 100.000 dollari e il carcere fino a 12 mesi.
Il repuibblicano James Comer, a capo della Commissione di Vigilanza del Congresso (@web)
L’epilogo è il risultato di uno scontro che prosegue da mesi tra i Clinton e il presidente della Commissione, il repubblicano James Comer. Si tratta dell’ultimo sviluppo nell’imprevedibile vicenda del finanziere, morto suicida in carcere nel 2019, che ha abusato per anni di centinaia di adolescenti. Sebbene siano noti i rapporti tra il “mostro” e l’élite politica, economica e culturale degli ultimi vent’anni — incluso Donald Trump — la pubblicazione degli ultimi documenti ha rivelato maggiori dettagli sui legami con Bill Clinton. Quest’ultimo, tuttavia, proprio come l’attuale Presidente americano, non è accusato di alcun reato.
Tra i punti su cui i Repubblicani esigono chiarezza figurano alcune foto che ritrarrebbero l’ex inquilino della Casa Bianca in situazioni svenevoli con ragazze molto giovani e il fatto che, durante la sua presidenza, Epstein abbia visitato il numero 1600 di Pennsylvania Avenue ben 17 volte.
Bill Clinton, Hillary Clinton – Houston 19/8/24 (Ap)
“Non sono al di sopra della legge. Abbiamo emesso le citazioni in giudizio in buona fede”, ha dichiarato Comer all’Associated Press. “Abbiamo collaborato con loro per cinque mesi, ma ora il tempo è scaduto”. Ieri il repubblicano ha rifiutato l’offerta di un avvocato dei Clinton di ascoltare Bill a New York alla presenza del deputato Robert Garcia, membro democratico di spicco della Commissione.
La scorsa settimana la coppia ha pubblicato una lettera durissima, criticando Comer per aver richiesto la loro testimonianza mentre il Dipartimento di Giustizia è in ritardo di un mese sulla scadenza per la pubblicazione dei file del caso Epstein. Dietro le quinte, però, il loro legale David Kendall ha cercato di negoziare: secondo la Commissione, l’avvocato aveva prospettato la possibilità che i Clinton testimoniassero già lo scorso Natale. I Clinton sostengono che le citazioni non siano valide poiché prive di scopo legislativo e affermano di non essere a conoscenza degli abusi commessi da Epstein, offrendosi di presentare dichiarazioni scritte sui loro rapporti con il defunto finanziere.