
È iniziata l’udienza al Tribunale del Riesame di Genova per il presidente dell’associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun e gli altri arrestati nell’ambito dell’inchiesta della locale procura sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso raccolte fondi per il popolo palestinese.
I difensori degli indagati chiedono per tutti la scarcerazione e la decisone del Riesame è attesa entro 5 giorni, forse già nella giornata di lunedì.
All’esterno del Palazzo di Giustizia, intanto, è in corso un presidio di solidarietà nei confronti degli arrestati, a cui partecipano alcune decine di attivisti ProPal. “Fermiamo il genocidio in Palestina, liberi tutti subito, la solidarietà non si arresta”, “Mohammad Hannoun libero”, “Israele ordina e l’Italia esegue”, si legge su alcuni degli striscioni esposti dai manifestanti.”
Chi è Mohammad Hanno, l’architetto giordano, residente da anni a Genova, attualmente sotto indagine per presunti finanziamenti ad Hamas -video
Al presidio di solidarietà dei ProPal: “Accuse sono infondate, ha fatto sempre delle raccolte fondi per la sua gente”
Alla manifestazione partecipa anche il figlio di Hannoun, Mahmoud, che non ha voluto rilasciare dichiarazioni ma ammette di non sentire il padre dal suo trasferimento nel carcere di massima sicurezza di Terni.
Per noi – spiega il presidente dell’associazione culturale Liguria-Palestina, Karim Hamarneh – le accuse sono infondate, non ci sono certezze. È dal 2003 che sono dietro a questo attivista palestinese che ha fatto sempre delle raccolte fondi per la sua gente e purtroppo è sempre nell’occhio del ciclone ma senza avere una certezza della sua collaborazione con Hamas. Io ho parlato diverse volte con lui e non abbiamo mai avuto la sensazione che lui collaborasse con Hamas”. “Aspettiamo le sentenze – aggiunge Hamarneh – ma il ministro dell’Interno fino a ieri ha parlato come se fosse già accertata la sua complicità con Hamas, senza fare nemmeno un cenno alla continuazione del genocidio in Palestina. Questo è davanti a tutti e non si può negare assolutamente”.
Jehad Harar, palestinese presente alla protesta, ha detto: ”Hannoun e gli altri erano lì con i bambini, hanno sempre aiutato. I terroristi sono loro, non noi. Aiutano tutti, non solo palestinesi. Ci sono migliaia di foto dal 2014 al 2016 che lo dimostrano. Noi vogliamo free Palestine, Palestina libera”.
Secondo Elio, del centro sociale milanese Vittoria, ”Si apre un processo a persone indagate per anni senza che emerga nulla”. Per l’attivista, le accuse si basano su ”informative dell’Idf” e l’ipotesi di finanziamenti ad Hamas ”fa parte della vacuità dell’impianto accusatorio”. ”È un processo politico che mette sotto accusa la solidarietà”, ha concluso.
Mohammad Hannoun, corteo pro Palestina a Milano (Ansa)