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Home » Caso Lavitola, presunti esecutori attentato a Ranucci tornano dai pm. Legali: “No metodo mafioso”
Cronaca

Caso Lavitola, presunti esecutori attentato a Ranucci tornano dai pm. Legali: “No metodo mafioso”

Di Sala Notizie27 Agosto 20263 min di lettura
Caso Lavitola, presunti esecutori attentato a Ranucci tornano dai pm. Legali: “No metodo mafioso”
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“I nostri assistiti risponderanno alle domande del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori dei nostri quattro assistiti”. Così l’avvocato Generoso Pagliarulo, legale difensore, insieme ad Antonio Falconieri, dei quattro indagati, tre dei quali in carcere, accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato nei confronti del conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto nel comune di Pomezia, in provincia di Roma, a ottobre del 2025. Oggi nel penitenziario romano di Rebibbia verranno interrogati Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello.

“Sicuramente daranno la loro versione dei fatti e a fronte di questo noi riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa, ma che già da tempo sia caduta. Ritengo che la deposizione sarà un contributo decisivo ai fini della valutazione da parte dei magistrati. La contestazione li vede indagati per strage, detenzione di esplosivo e danneggiamenti e i nostri assistiti chiariranno qual era la loro posizione e i confini del mandato”. Così Pagliarulo. ‘Per noi non dovrebbero stare in carcere a prescindere, già da tempo. Poi vedremo le valutazioni che farà la magistratura”. Continua Pagliarulo. “Esistono tante altre misure – ha aggiunto -. Non vedo il pericolo di fuga. E il pericolo di reiterazione del reato, laddove vi sia, potrebbe essere anche salvaguardato con altre misure meno afflittive”. Quanto alla possibilità che gli indagati chiariranno i confini del mandato che avevano ricevuto, l’avvocato ha risposto che “penso sarà una delle domande e a fronte di questo saranno i nostri assistiti a chiarire qual era la loro posizione. La loro versione sarà un contributo decisivo ai fini della valutazione dei magistrati”, ha concluso.

Gli inviati di Report: “No al commissariamento esterno del programma”

No “a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report”: è la presa diposizione degli inviati del programma, che – mentre si attende la decisione della Rai sulla sostituzione di Sigfrido Ranucci – sottolineano come qualsiasi scelta differente sarebbe ritenuta “ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento” della trasmissione.   

“È ormai evidente – si legge in un documento diffuso dagli inviati – come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico. Lo si evince dalla violenza con cui, prendendo a pretesto l’indagine giudiziaria sull’attentato, alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza abbiano preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, con il chiaro intento di delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico. Ci auguriamo perciò che la Rai intenda tutelare uno dei suoi marchi più prestigiosi non solo dal punto di vista della qualità e ma anche degli ascolti e che voglia continuare a garantire l’autonomia che in tutte le democrazie europee viene attribuita a simili trasmissioni di giornalismo investigativo”.   

“Per questa ragione – affermano – alla luce della ridda di nomi circolati nelle ultime settimane, esprimiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report. All’interno della redazione ci sono infatti già le professionalità necessarie, che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina del programma. Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma”.

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