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Home » Caso Minetti, la super testimone ritratta e la società di Cipriani chiede danni per 250 milioni
Cronaca

Caso Minetti, la super testimone ritratta e la società di Cipriani chiede danni per 250 milioni

Di Sala Notizie9 Giugno 20265 min di lettura
Caso Minetti, la super testimone ritratta e la società di Cipriani chiede danni per 250 milioni
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Si complica ulteriormente il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. La super testimone Graciela Mabel De Los Santos Torres, ex massaggiatrice della tenuta uruguaiana “Gin Tonic” di Giuseppe Cipriani, ha ritrattato integralmente le accuse pubblicate dal Fatto Quotidiano, che aveva descritto il ranch come «la casa di Playboy» tra feste, modelle brasiliane, «prostitute Vip», droghe e presunti festini sessuali. La donna aveva anche coinvolto direttamente l’ex consigliera regionale lombarda: «Nicole sa tutto».

La retromarcia è arrivata con una dichiarazione giurata depositata davanti a un notaio il 29 maggio e resa nota oggi dal quotidiano Il Domani. Nel documento Torres precisa: «In relazione alla signora Nicole Minetti, si lascia espressa constatazione che, durante tutto il periodo in cui ho lavorato nella “Chacra Gin Tonic”, non ho mai assistito né mi consta in alcun modo con certezza che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione finalizzata a cercare, reclutare, assumere o in qualsiasi modo indurre o invitare prostitute in alcun luogo». Aggiunge che alcune sue dichiarazioni sarebbero state «estrapolate dal contesto» e di aver subito «un’esposizione pubblica non desiderata».

 

La donna sottolinea inoltre che, dopo l’adozione del figlio da parte di Cipriani e Minetti, l’attenzione della coppia si è concentrata sulla cura e sull’educazione del bambino. Riguardo a Cipriani, parla di «situazione di molestia lavorativa» risolta con un accordo transattivo.

La ritrattazione arriva dopo la pubblicazione, l’8 giugno, delle chat intercorse tra la donna e il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Nei messaggi De Los Santos aveva autorizzato l’uso del suo nome (9 maggio), per poi ritirare il consenso tra il 10 e l’11 maggio, definendo la bozza «non voluta in questo modo» e lamentando riferimenti a immigrazione e passaporto. Dopo l’uscita dell’articolo aveva scritto: «Sta per esplodere tutto e io rimarrò bloccata qui… La mia vita è finita». Dal 13 maggio ha interrotto ogni contatto.

Intanto Cipriani e Minetti passano al contrattacco sul piano legale. La società di Cipriani ha depositato alla Corte distrettuale di New York una causa da 250 milioni di dollari contro Il Fatto Quotidiano e la Rai, definendo «palesemente false» le accuse di festini a base di sesso e droga, i paragoni con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, presunte corruzioni in Uruguay legate all’adozione del figlio e persino l’«assassinio» di un avvocato (definito un caso di scambio di persona). Nel documento si sottolinea che le prove raccolte dalle autorità italiane «contraddicevano le accuse, comprese le dichiarazioni giurate di personale attuale ed ex di ‘Gin Tonic’».

Parallelamente, davanti al Tribunale di Roma, Cipriani e Minetti hanno citato la Società Editoriale Il Fatto, il direttore Marco Travaglio e una quindicina di giornalisti chiedendo 5 milioni e un centesimo di euro di danni per lesione di reputazione, onore, immagine, identità personale e riservatezza. La prima udienza di mediazione è fissata per il 26 giugno.

L’Associazione Nazionale Magistrati è intervenuta sulle critiche del Fatto all’esito dell’istruttoria della Procura Generale di Milano. Il presidente Giuseppe Tango ha dichiarato a margine di un convegno: «La stampa ha tutto il diritto di criticare: lo si faccia ovviamente nei termini di una continenza e di una giusta cornice di liceità. Su questo noi ne prendiamo atto, così come ho estrema stima anche della procuratrice Nanni».

La grazia a Nicole Minetti, già concessa a febbraio, è stata confermata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 4 giugno dopo ulteriori approfondimenti. Le nuove cause e la ritrattazione della testimone chiave riaprono ora il fronte giudiziario e mediatico sul caso.

 

Intanto Cipriani e Minetti passano al contrattacco sul piano legale. La società di Cipriani ha depositato alla Corte distrettuale di New York una causa da 250 milioni di dollari contro Il Fatto Quotidiano e la Rai, definendo «palesemente false» le accuse di festini a base di sesso e droga, i paragoni con Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, presunte corruzioni in Uruguay legate all’adozione del figlio e persino l’«assassinio» di un avvocato (definito un caso di scambio di persona). Nel documento si sottolinea che le prove raccolte dalle autorità italiane «contraddicevano le accuse, comprese le dichiarazioni giurate di personale attuale ed ex di ‘Gin Tonic’».

Parallelamente, davanti al Tribunale di Roma, Cipriani e Minetti hanno citato la Società Editoriale Il Fatto, il direttore Marco Travaglio e una quindicina di giornalisti chiedendo 5 milioni e un centesimo di euro di danni per lesione di reputazione, onore, immagine, identità personale e riservatezza. La prima udienza di mediazione è fissata per il 26 giugno.

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La grazia a Nicole Minetti, già concessa a febbraio, è stata confermata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 4 giugno dopo ulteriori approfondimenti. Le nuove cause e la ritrattazione della testimone chiave riaprono ora il fronte giudiziario e mediatico sul caso.

 

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