Non ci sarà un nuovo processo d’Appello a carico di Alessia Pifferi. Lo ha stabilito la Cassazione durante l’udienza che si è celebrata a quasi quattro anni dalla morte della figlia dell’imputata lasciata sola in casa a 18 mesi per sei giorni in un appartamento a Ponte Lambro (nella Città Metropolitana di Milano) e trovata deceduta di stenti e disidratazione il 20 luglio 2022. La 40enne era stata condannata in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario aggravato, poi a 24 anni di reclusione in secondo grado. La Suprema Corte ha, dunque, respinto il ricorso presentato dalla Procura generale anche dalla difesa di Pifferi, confermando così la condanna a 24 anni in Appello.

La Corte d’Assise aveva condannato Pifferi il 13 maggio 2024 all’ergastolo per l’omicidio della bambina aggravato dall’aver commesso il fatto per futili motivi e contro la figlia minorenne. Una volta espiata la pena, era stata prevista la libertà vigilata per 3 anni. Il 5 novembre 2025, invece, la Corte d’Appello ha escluso l’aggravante dei futili motivi e ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante del vincolo parentale, riducendo la pena a 24 anni di reclusione ed eliminando la misura di sicurezza della libertà vigilata.

Diana, meno di 18 mesi, venne lasciata nella sua culletta. La piccola morì di stenti. La madre, dal 14 al 20 luglio 2022, aveva una vacanza programmata con il suo compagno. In primo grado Alessia Pifferi venne condannata all’ergastolo poi con la concessione delle attenuanti generiche la pena è stata ridotta a 24 anni. Oggi la Cassazione ha deciso che il giudizio di seconda istanza andava reso definitivo.

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