È in corso da stamattina a piazzale Clodio, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Roma, una nuova udienza del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso al Cairo nel gennaio 2016.
All’arrivo in tribunale, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha dichiarato ai cronisti che “è stato un percorso interminabile, a ostacoli, in salita”: “Ma siamo resistenti e quindi arriveremo a sentenza a breve”, ha assicurato.
Davanti al tribunale di Roma, all’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, torna sulle arringhe difensive pronunciate ieri, quando tre dei legali dei quattro 007 egiziani imputati hanno sostenuto che il ricercatore sarebbe stato sequestrato da un gruppo terroristico e che l’Egitto avrebbe invece collaborato con la magistratura italiana durante le indagini.
Parole che la legale ha accolto con profonda amarezza. “Diciamo che è stata per noi una giornata molto dolorosa. È come dire, ovviamente dolore che si aggiunge a dolore. E poi il fatto che giustamente tra le regole processuali non possiamo replicare è un dolore che si condensa dentro di noi”.
L’avvocata ha poi collegato il caso Regeni a quello di Nessi Guerra, l’italiana fermata nei giorni scorsi in Egitto, esprimendo preoccupazione per quanto accaduto. ‘C’è chi continua a dubitare che l’Egitto sia un paese non sicuro, ma in realtà c’è un altro caso in questi giorni che preoccupa moltissimo che è quello di Nessi Guerra. Sì, ovviamente questa donna e la sua famiglia ha tutta la nostra solidarietà. Io ho sentito anche la collega e ci siamo reciprocamente scambiate solidarietà’.
Difensore degli 007 egiziani: “Testimoni inutilizzabili”
Nell’ultima udienza ha preso la parola l’avvocata Annalisa Ticconi, difensore di Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, il maggiore delle forze di sicurezza egiziane per il quale la Procura di Roma, rappresentata dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, ha chiesto la condanna all’ergastolo. Nel corso dell’arringa, la legale ha contestato l’impianto accusatorio sostenendo che ‘il carico probatorio portato dalla procura per contestare i reati si compendia in due blocchi: un primo segmento che è composto dagli atti che l’Egitto ci ha fornito, penso alla memoria del computer, per esempio; tutte quelle prove che hanno permesso ai giudici di andare avanti per accertare l’osservazione che era stata fatta dalla National Security; poi abbiamo un secondo blocco, imputabile all’attività investigativa della famiglia Regeni svolta attraverso il suo legale. Io ritengo che siccome tutti questi testimoni sono legati in maniera indissolubilmente alla dissidenza nei confronti del regime di Al Sisi, siano inutilizzabili’.
Fissata per il prossimo 28 settembre la sentenza di Giulio Regeni
La data è stata fissata dalla Prima Corte d’Assise di Roma al termine della seconda udienza in cui hanno preso la parola i difensori dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e poi ucciso il ricercatore italiano nel gennaio del 2016 al Cairo.
Per loro il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sollecitato un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo.
