Non solo Cristina Seymandi non si aspettava questo epilogo, ma ”soprattutto non mi aspettavo queste motivazioni. Sono rimasta senza parole, poi ho riflettuto su quanto scritto dal magistrato. In pratica, è un liberi tutti. Ciò che è vietato dire verbalmente nel mondo reale viene sdoganato sul web, che diventa uno schermo di protezione per gli hater”.
Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Cristina Seymandi in merito alla richiesta di archiviazione da parte della procura di Torino della sua denuncia contro gli insulti social che aveva ricevuto dopo la diffusione del video in cui l’ex fidanzato Massimo Segre annullava le nozze accusandola di tradimento.
Si ritiene offesa? ”Due volte. Denunciare è stato un atto dovuto, non potevo far finta di nulla di fronte a messaggi intrisi di violenza e volgarità. Penso a tutte le persone che lo scorso 25 novembre sono scese in piazza per manifestare contro la violenza sulle donne, penso a come possano leggere e interpretare un’archiviazione di questo tenore in cui si dice che è “normale” sul web usare toni ”robusti”.
”Definire una pratica ormai consueta sui social utilizzare un linguaggio non elegante e toni robusti lascia basiti tutti – sottolinea Seymandi – ma penso che innanzitutto lasci basiti i tanti ragazzi e professori che nelle scuole fanno corsi di cyberbullismo. Immagino un ragazzino di 12-13 anni a cui si è appena detto durante il corso che non si odia sui social, che bisogna avere rispetto, poi torna a casa e legge una notizia di questo tipo, che i toni robusti sono una pratica”.
”E’ anacronistico, soprattutto in questo momento – prosegue – è appena passato il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quindi la violenza è solo fisica, perché quella verbale non viene più contestata? Viene accettata? Mi rifiuto di accettare una cosa del genere. La violenza contro le donne ha mille forme, tutte vanno combattute. Non è punibile chi insulta un’imprenditrice di quasi 50 anni mentre forse riconosciamo che su una donna di 20 o 25 anni o su un ragazzino di 18 l’insulto potrebbe avere effetti negativi tragici? I valori in una società civile vanno fatti rispettare sempre. Faccio mie le parole della sorella di Giulia Cecchettin, ‘sei vittima solo se sei morta”’, conclude.