
Centro blindato, oggi a Prato, per tre manifestazioni in contemporanea, in tre piazze strategiche della città. La prima è quella promossa, a livello nazionale, dal Comitato Remigrazione e riconquista, come seconda tappa dopo la sfilata di Bolzano, prevista in piazza Europa alle 15. I partiti politici di sinistra, le associazioni del territorio, sindacati e altre sigle hanno annunciato due contro-manifestazioni, una che si terrà in piazza Duomo alle 15:30 (promossa dal sindacato autonomo dei Sudd Cobas, che negli anni ha appoggiato i lavoratori sfruttati nelle ditte a conduzione cinese), l’altra in piazza delle Carceri alle 16.
“Abbiamo preso piazza Europa, vogliamo che diventi piazza Europa antifascista” dice Luca Toscano, leader locale del sindacato Sudd Cobas, per spiegare l’occupazione della piazza. “Rimarremo qui, lo faremo come sempre in maniera non violenta ma determinata” ha aggiunto Toscano. Diverse decine di agenti di polizia presidiano la zona.
Ieri, intanto, in un lungo post sui social, il deputato Pd Marco Furfaro ha anticipato la sua partecipazione al presidio “Mai più fascismi, mai più deportazioni”, chiarendo che “Prato non si tocca. Il cosiddetto Comitato Remigrazione e Riconquista, nato da un’iniziativa di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti, manifesterà nel centro della città. Marceranno per sostenere la remigrazione, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade. Li rinchiusero nel Castello dell’Imperatore e li caricarono su vagoni piombati diretti a Mauthausen e al sottocampo di Ebensee. Ne tornarono 18. Centoquindici morirono nei lager. Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione. Dicono che lo fanno per la sicurezza. Ma è una bugia, perché la sicurezza vera è un’altra cosa. Chi sta dietro questa manifestazione non vuole risolvere niente. Vuole solo mettere le persone le une contro le altre, sciacallare sulla paura e creare un capro espiatorio. La Prato del 7 marzo 1944 ha resistito, ha lottato, non ha avuto paura. Ha pagato un prezzo spaventoso. E per ottantadue anni questa città ha onorato la memoria di quei 133 lavoratori deportati giurando “mai più”. Domani quel mai più va detto di nuovo. Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai”.