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Cronaca

Chernobyl, 40 anni fa il più grave incidente atomico della storia

Di Sala Notizie26 Aprile 20266 min di lettura
Chernobyl, 40 anni fa il più grave incidente atomico della storia
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Era il 26 aprile del 1986. Un guasto al reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl cambiò il corso della storia e l’esistenza di intere generazioni. È stato classificato come il più grave incidente nucleare con circa 4mila vittime stimate dall’Onu e 116mila sfollati dalla regione circostante. Le particelle radioattive trasportate dalle masse d’aria raggiunsero un’area vastissima e arrivarono addirittura in Europa. La quantità di radiazioni era altissima. A peggiorare la situazione è stata poi la mancanza di informazioni tempestive nei confronti delle popolazioni coinvolte che ha drammaticamente contribuito all’esposizione. Il disastro di Chernobyl rilasciò una quantità di radiazioni almeno 100 volte in più rispetto alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il fall-out nucleare interessò l’Ucraina, la Russia e per il 70% la Bielorussia, Paese più colpito dalla catastrofe. A lasciare la zona furono solo 350.000 persone. Gran parte della popolazione colpita rimase nelle zone colpite complice, oltre alla disinformazione, l’impossibilità a spostarsi a causa delle difficili condizioni economiche.

Gravissimi gli effetti a lungo termine anche sull’ambiente, a carico di ecosistemi, flora e fauna. La contaminazione del suolo avvenne principalmente per mezzo di alcuni elementi radioattivi come lo Stronzio-90 e gli isotopi del Cesio, il 134 e il 137. Sotto il profilo sanitario, nel corso degli anni, oltre all’abbassamento delle difese immunitarie e all’aumento di numerose patologie legate a una dieta fortemente contaminata da radionuclidi, si è palesato un fortissimo incremento di casi di tumore alla tiroide che ha colpito soprattutto i più piccoli a causa dello iodio radioattivo fuoriuscito dalla centrale nella prima fase del disastro. A questo si sono aggiunte una serie di gravi patologie di natura psicologica legate alla cosiddetta “sindrome di Chernobyl” che hanno presentato sintomi connessi alla consapevolezza di vivere in un territorio fortemente contaminato e senza futuro per sé e per la propria famiglia.

Molte le iniziative italiane ed internazionali organizzate per celebrare la Giornata Internazionale della Memoria del Disastro di Chernobyl.

Le Nazioni Unite e Chernobyl

Molti considerano l’anno 1990 un punto cruciale nel coinvolgimento delle Nazioni Unite nella ripresa di Chernobyl. Il governo sovietico, infatti, ha riconosciuto la necessità di assistenza internazionale solo in quest’anno. Nello stesso momento, l’Assemblea Generale ha adottato la risoluzione 45/190, chiedendo “cooperazione internazionale per affrontare e mitigare le conseguenze della centrale nucleare di Chernobyl”. Quello fu l’inizio del coinvolgimento delle Nazioni Unite nella ripresa di Chernobyl, insieme all’istituzione di una task force Inter-Agenzia per coordinare la cooperazione sulla questione. Nel 1991 le Nazioni Unite hanno creato il Chernobyl Trust Fund. Dal 1986, la famiglia di organizzazioni delle Nazioni Unite e le principali ONG hanno avviato più di 230 diversi progetti di ricerca e assistenza nei settori della salute, della sicurezza nucleare, della riabilitazione, dell’ambiente, della produzione di alimenti puliti e dell’informazione.

Nel tempo è diventato chiaro che il compito del recupero ambientale e sanitario non può essere disgiunto dal compito dello sviluppo. 

L’8 dicembre 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che designa il 26 aprile Giornata Internazionale della Memoria del Disastro di Chernobyl. Nella sua risoluzione, l’Assemblea Generale ha riconosciuto che tre decenni dopo il disastro permangono gravi conseguenze a lungo termine e che le comunità e i territori colpiti continuano a sperimentare i relativi bisogni. L’Assemblea Generale invita tutti gli Stati membri, le agenzie competenti del sistema delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali, nonché la società civile, a osservare la giornata.

Poiché le agenzie delle Nazioni Unite hanno spostato la loro attenzione dall’assistenza umanitaria alla prevenzione, al recupero, alla riparazione e allo sviluppo delle capacità, è stato adottato un approccio integrato allo sviluppo sostenibile per affrontare i bisogni delle regioni e delle comunità colpite. Le agenzie, i fondi ei programmi hanno continuato a lavorare a stretto contatto con i governi della Bielorussia, della Federazione Russa e dell’Ucraina per fornire assistenza allo sviluppo alle comunità colpite da Chernobyl.

Nel corso degli anni, le Nazioni Unite hanno continuato a valutare gli effetti dell’incidente di Chernobyl, il supporto fornito per migliorare la sicurezza pubblica e ambientale e il recupero delle aree colpite dall’incidente. L’esperienza finora dimostra che gli sforzi per la ripresa di Chernobyl devono essere collegati all’Agenda 2030 ed essere pienamente allineati con i piani nazionali per lo sviluppo sostenibile della Bielorussia e dell’Ucraina. Affrontare le complessità delle sfide interconnesse poste dall’incidente nucleare richiede l’abbattimento dei silos settoriali e l’applicazione di un approccio olistico e sistemico per garantire che nessuno sia lasciato indietro. Le agenzie delle Nazioni Unite sono pienamente impegnate a rafforzare ulteriormente i partenariati strategici, costruire alleanze e mobilitare finanziamenti per lo sviluppo dei territori colpiti da Chernobyl.

Disastro di Chernobyl (Getty)

Una sequenza di errori umani

Se l’incidente di Chernobyl ha causato un numero di vittime senza confronto rispetto all’insieme degli incidenti nucleari avvenuti in tutto il mondo, la spiegazione è stata una sequenza di errori umani, nei quali difetti nella progettazione di elementi chiave per la centrale si sono combinati con valutazioni sbagliate da parte del personale in servizio. Il 26 aprile 1986 era previsto un test sul reattore numero 4 della centrale per verificare se, in caso di blackout, le turbine fossero state in grado di continuare a produrre energia per qualche minuto. Era un test complesso, su un reattore attivo da circa due anni, e per eseguirlo vennero spenti alcuni sistemi automatici di sicurezza. Erano sistemi fondamentali per fermare il reattore in situazioni di emergenza. Quindi i tecnici iniziarono a ridurre la potenza, senza considerare che i reattori di quel tipo, chiamati Rmbk, in quelle condizioni diventano instabili. Per il modo in cui era stato progettato, il reattore diventava difficile da controllare quando la potenza era bassa. A quel punto uno dei tecnici decise di fermare il reattore premendo il pulsante di emergenza AZ-5,che attivava le barre di controllo, ma la potenza aumentò improvvisamente invece di diminuire. Accadde perché la punta delle barre di controllo era di grafite e per questo, quando vennero inserite, aumentarono la potenza invece di ridurla. Il picco improvviso di energia provocò il surriscaldamento e la fusione del nocciolo, seguita da due esplosioni dovute all’accumulo di vapore. La prima esplosione distrusse la struttura di contenimento della centrale, inadeguata, favorendola dispersione di materiale radioattivo nell’ambiente; la seconda, tre secondi più tardi, disperse quanto era rimasto del nucleo. In seguito la centrale venne dismessa e racchiusa in unsarcofago, sul quale fra il 2016 e il 2018 è stata costruita un’altra struttura. La bonifica definitiva della zona è attesa per il 2065. Nel suo rapporto, l’Aiea segnalò che nell’incidente erano stati rilasciati oltre cento materiali radioattivi, fra i quali uno dei più pericolosi era lo iodio-131, che si concentra nella tiroide, oltre a cesio-137 e stronzio-90, che permangono nell’ambiente per circa 30 anni. La notizia dell’incidente venne diffusa, in Ucraina e nelresto del mondo, solo il 29 aprile, mentre una nube radioattiva cominciava già a diffondersi. Come rileva l’Aiea, “l’incidente di Chernobyl ha segnato una svolta per la sicurezza nucleare. Ha portato ad accordi giuridicamente vincolanti, maggiore trasparenza e cooperazione globale”.

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