Taciturno e schivo, uno di quei ragazzini che non dà troppa confidenza agli adulti e lega poco con i coetanei. Così chi lo conosce descrive il 13enne che in mattinata ha rifilato tre coltellate alla sua professoressa per un debito ricevuto a giugno. Oggi avrebbe dovuto affrontare il compito per recuperare l’insufficienza in storia. Si è invece presentato in classe con casco, videocamera e coltello da sub.
Un’aggressione non improvvisa dunque, ma pianificata. Alcuni ragazzi rivelano infatti che parlava da giorni dell’intenzione di compierla, ma nessuno ci aveva creduto.
il ragazzino frequentava la stessa scuola dalle elementari. La preside della scuola puntualizza: “Non è mai stato problematico” e “non ha mai destato preoccupazione, né qui né in famiglia”. 

La professoressa: “Era molto inquieto”

L’insegnante accoltellata che ha dichiarato di volerlo abbracciare, aggiunge alcuni dettagli: “L’anno scorso – ricorda – aveva dato segnali di malessere interiore. E’ figlio unico, i genitori vivono per lui. C’erano alcuni comportamenti che lasciavano pensare. In tante occasioni manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto“.

 

Il conto alla rovescia sui social

Dietro l’atteggiamento silenzioso del ragazzo, si nasconderebbe, suggerisce qualche suo compagno, una fascinazione per i filmati violenti diffusi negli angoli bui del web

Un adolescente presente fuori dall’Istituto Giuseppe Verga a Centocelle, periferia Est di Roma, segnala anche un profilo TikTok, a suo dire riconducibile al 13enne aggressore, contenente un annuncio sinistro: “-5 ore” è la scritta bianca su sfondo nero che compare nell’ultimo post, pubblicato alle prime ore dell’alba. Quel profilo, nel corso della giornata, è stato poi oscurato.
Di certo, quando è entrato in classe armato di coltello e spray al peperoncino, il giovane aveva pensato bene anche di indossare un casco munito di occhiali con telecamera, per filmare l’accaduto. L’intenzione era pubblicare la diretta su Telegram, social noto per le sue regole molto permissive e che, peraltro, nasconde i filmati live non appena vengono pubblicati. 

La passione per i video crime

Un dettaglio che non sorprende chi ne conosceva la sua adesione a siti e chat che diffondono contenuti violenti. Secondo alcuni compagni, il ragazzo era appassionato dei video della True Crime Community (TCC), sottocultura online di fanatici della cronaca nera, omicidi e storie di criminali. 

Un gruppo internazionale di fan della violenza che ha fatto della condivisione ‘live’ di gesti estremi una sorta di marchio di fabbrica. Una vicenda che intreccia violenza, disagio giovanile e spettacolarizzazione del crimine.

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