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Home » Con 21 elementi proviamo la colpevolezza di Andrea Sempio
Cronaca

Con 21 elementi proviamo la colpevolezza di Andrea Sempio

Di Sala Notizie13 Maggio 20263 min di lettura
Con 21 elementi proviamo la colpevolezza di Andrea Sempio
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Sono 21 in totale, come risulta dagli atti della Procura di Pavia, gli “elementi” ritenuti dall’accusa utili per provare la colpevolezza di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. 

Tra questi i pm indicano le sue bugie sulle “tre telefonate fatte a casa Poggi” pochi giorni prima dell’omicidio, le sue ricerche sul web sul tema del Dna e sul processo a Alberto Stasi nel 2014, i “soldi” reperiti “per pagare gli investigatori” della prima indagine a suo carico nel 2016, le versioni “mendaci” a verbale, il suo Dna sulle unghie della giovane, l’impronta palmare 33, i soliloqui in cui menzionerebbe i video intimi.
Tra questi 21 elementi elencati alcuni riguardano, in sostanza, punti diversi di stessi temi di indagine, come quello della traccia del palmo della mano riconducibile, per l’accusa, a Sempio, o gli audio captati da una microspia nella sua auto.
Poi, tra le altre cose, viene messo in luce dalla Procura anche che “Sempio non ha un alibi” per quella mattina del 13 agosto 2007 e che, dopo il delitto, “è tornato sulla scena del crimine per ben due volte”. Tutto ciò oltre al suo profilo di una persona “ossessionata dal sesso violento”. 

 

Per i pm, “Sempio ha mentito” quando ha detto di aver telefonato a casa Poggi il 7 e l’8 agosto perché non sapeva che Marco era partito per la vacanza, mentre in realtà tentò un approccio con Chiara. 

Quando il 4 ottobre 2008, poi, è stato sentito “per vagliare il suo alibi” di fronte “a domande più precise” si è sentito “male”. 

E ancora dodici anni fa, nel corso dell’appello bis a Stasi, con le sue ricerche ha dimostrato “particolare interesse e preoccupazione per la questione” Dna sulle unghie. 

Nel 2016, poi, quando è finito indagato nell’inchiesta archiviata, “si è attivato immediatamente”, assieme al padre, per “reperire soldi per pagare gli investigatori”. 

Nell’interrogatorio del febbraio 2017 ha mentito “facilmente”, essendo “venuto a conoscenza degli elementi di prova a suo carico”.

Altro elemento, per i pm, il fatto che il 26 febbraio 2025, all’inizio della nuova indagine, avrebbe gettato nella spazzatura appunti che “si ricollegano all’omicidio”. Su questo nei giorni scorsi il giornalista Gianluigi Nuzzi ha confermato la versione di Sempio: si trattava di una “scaletta” per uno spettacolo.
Poi, il Dna “compatibile” con Sempio e “incompatibile” con Stasi. Il fatto che Chiara durante quella “crudele” aggressione si sia “difesa” e da qui il profilo genetico sulle unghie. 

In più, la palmare 33 sulla parete delle scale e la compatibilità di questa traccia, date le “misure antropometriche”, con “l’impronta di scarpa insanguinata” sul “gradino zero”. Il fatto che la 33 sia stata “impressa da una mano bagnata” e non “semplicemente di acqua” data la reazione alla “ninidrina”.
Impronta che era “visibile prima che il Ris di Parma spruzzasse la ninidrina”. Non era una traccia “semplicemente sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili”.

 

E ancora: il 7 e 8 agosto il 19enne “ha tentato un approccio con Chiara chiamandola tre volte e menzionandole il video intimo nella sua disponibilità”. Sempio aveva “un’attrazione” per lei “non ricambiata”, tanto che in un audio dice “l’interesse non era reciproco”. Aveva un “movente”, il “rifiuto”, dopo aver visto quei filmati che aveva “dentro la penna”. Provava “risentimento e astio”, emersi pure dopo 18 anni quando la insultava intercettato. 

Sempre per i pm, l’alibi dello scontrino non regge e lui “ha avuto tutto il tempo” di ucciderla. Ed è tornato nel pomeriggio davanti alla villetta. 

Ultimo elemento: i suoi scritti e le sue ricerche lo mostrano come un uomo “del tutto irrispettoso della dimensione personale femminile”.
 

 

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