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Home » cosa dice la tradizione e perché non sono sempre i giorni più freddi
Ambiente

cosa dice la tradizione e perché non sono sempre i giorni più freddi

Di Sala Notizie21 Gennaio 20263 min di lettura
cosa dice la tradizione e perché non sono sempre i giorni più freddi
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Ci sono tre date che, in Italia, suonano come un piccolo rito collettivo: 29, 30 e 31 gennaio. I Giorni della Merla sono tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno. E ogni volta scatta la stessa domanda: “Quest’anno com’è andata?”

La risposta attraversa una leggenda che passa dalla meteorologia delle inversioni termiche e arriva fino ai dati sul riscaldamento globale: gennaio non è più quello di una volta, e non è solo una sensazione.

Cosa sono i Giorni della Merla e quando cadono

Gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31) secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno. Le statistiche meteorologiche disponibili in realtà indicano che dopo la prima decade di gennaio si osserva un aumento della temperatura. La merla annuncerebbe l’arrivo della primavera in anticipo o in ritardo a seconda dell’attesa che essa lascia in quei tre giorni detti appunto giorni della merla, a seconda che questi siano miti o veramente freddi: se le temperature sono miti, allora significa che l’inverno durerà ancora a lungo; se invece farà molto freddo, l’inverno finirà presto e la primavera non tarderà ad arrivare.

Da dove viene la tradizione

La favola ha più versioni che viaggiano tra fantasia e realtà: quattro, se non di più. La prima e maggiormente nota, raccontata più spesso ai piccini, narra che, per difendersi dal freddo di gennaio, una merla si nascose in un camino con i suoi pulcini tenendoli al caldo e al riparo per tre giorni. Al volgere del primo di febbraio, pronti e forti finalmente per volare, i piccoli erano diventati tutti neri per colpa della fuliggine. Da lì il “perché” i merli hanno le piume così scure. 

Un’altra vulgata della stessa fiaba vuole che gennaio, mese particolarmente dispettoso, si divertisse a perseguitare una povera merla. Ogni volta che l’uccellino usciva dal proprio nido ecco che si scatenavano tempeste, neve e gelate fino a quando, stanca delle intemperie, un anno la merla fece provviste sufficienti per 28 giorni (alcune versioni riportano 29) in modo tale da uscire dal nido solo alla fine del mese. Gennaio però non accettò la furbizia del volatile e chiese a febbraio di farsi dare in prestito altri tre giorni per scatenare il freddo e punire così l’uccello.

Le ultime due leggende tra le più note sono legate al fiume Po e vengono riportate in un testo del 1740 a firma di Sebastiano Pauli, intitolato “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine”. Sono testi che ricordano i giorni in cui il fiume del nord Italia era così ghiacciato da non essere praticabile con le barche. La prima versione vuole che un cannone di ghisa, nero e pesante, chiamato merla, potesse essere trasportato sul ghiaccio da una riva all’altra solo in questo periodo. Secondo un’altra rivisitazione storica ad attraversare il fiume a piedi sarebbe stata la nobildonna De Merli che voleva raggiungere il marito all’altra sponda. 

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