La Procuratrice Generale presso la Corte d’Appello di Torino, Lucia Musti, “senza assolutamente entrare nel merito” del contenuto del documento del Csm, “osserva – si legge in una nota – che, sebbene trattasi di delibera di individuazione di distretti di mafia soltanto ai fini di applicazione specifica delle norme sul testo unico sulla dirigenza, adottata per l’anno 2024 e rivedibile, la ritenuta concentrazione delle mafie nei soli distretti del Sud, oltre a Roma, sembra non tenere nel dovuto conto l’attività continua della Polizia Giudiziaria, coordinata dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Procure della Repubblica quali Torino, Milano , Bologna, Venezia e recentemente Trento, volta a porre in essere azione di contrasto alle mafie (per lo più ‘ndrine) che hanno scelto le ricche Regioni del Centro Nord per insediarsi e porre in essere attività economica in campo di edilizia, turismo, erogazione di servizi di vario genere, recupero crediti a costi dimezzati, logistica, smaltimento rifiuti, anche attraverso la commissione di reati economici e con l’ausilio di soggetti appartenenti ai cd. colletti bianchi”.
“La suddetta intensa attività – prosegue Musti – ha portato al passaggio in giudicato di numerose sentenze che hanno qualificato, in fatto e in diritto, i nostri territori come zone a densità mafiosa, tenuto conto dei titoli di reato. Per quanto riguarda il distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, si registrano anche fenomeni di incidenza del condizionamento mafioso sugli assetti amministrativi locali”.
Un allarme sulla presenza e sul radicamento delle mafie nel Centro-Nord lanciato da Musti in un comunicato stampa dopo la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura del 12 giugno 2026 relativa all’individuazione degli uffici giudiziari situati in zone ad alta densità mafiosa ai fini dell’applicazione delle norme sulla dirigenza giudiziaria.
