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Home » dal trapianto di un cuore “bruciato” al triste epilogo
Cronaca

dal trapianto di un cuore “bruciato” al triste epilogo

Di Sala Notizie21 Febbraio 20266 min di lettura
dal trapianto di un cuore “bruciato” al triste epilogo
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dal trapianto di un cuore “bruciato” al triste epilogo

Era il 23 dicembre scorso giorno in cui era in programma il trapianto di cuore a beneficio di un bambino di due anni con una grave malformazione cardiaca, ricoverato al Monaldi e tenuto in vita grazie all’Ecmo, tecnica salvavita che supporta temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Quando da Bolzano è arrivato il via libera all’espianto dal corpo di un bambino vittima di un incidente, è immediatamente scattata la procedura di trasporto dell’organo. A Napoli, però, quel cuore è arrivato “bruciato”, inutilizzabile probabilmente a causa del ghiaccio utilizzato durante il trasporto. “La competenza e la responsabilità per il prelievo del cuore, la sua corretta conservazione durante il trasporto e la successiva operazione di trapianto ricadono sull’équipe del centro trapianti ricevente”, ha sottolineato poi l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

Il cuore si rovina durante il trasporto ma viene trapiantato lo stesso

La famiglia del bimbo, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, decide di presentare un esposto e il caso finisce all’attenzione della Procura di Napoli, che avvia le indagini delegando gli accertamenti ai carabinieri. Sarebbe inoltre emersa un’ipotesi, ancora da accertare, secondo cui solo una volta impiantato il cuore, l’équipe medica del Monaldi si sarebbe accorta delle condizioni di inutilizzabilità dell’organo. I reati ipotizzati dalla Procura,  sono omissione in atti di ufficio e lesioni colpose.

Si cerca un cuore in Italia e all’estero

Il piccolo viene inserito al primo posto nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno. La ricerca del cuore avviene in Italia e all’estero. La notizia viene comunicata dal ministero della Salute alla mamma, Patrizia. Il piccolo di 2 anni e 4 mesi, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Monaldi di Napoli, è in condizioni gravi ma stazionarie. Dallo scorso 23 dicembre sopravvive solo grazie a un macchinario, l’ECMO, a cui è stato collegato subito dopo il trapianto di un cuore compatibile prelevato a Bolzano ma fallito perchè l’organo, giunto a Napoli via aereo, era danneggiato.

La vicenda che tiene tutta Italia con il fiato sospeso

La vicenda tiene con il fiato sospeso l’Italia intera. Il ministero della Salute, con il ministro Orazio Schillaci, invia prontamente gli ispettori all’ospedale di Bolzano, dove è stato espiantato l’organo, e nell’ospedale Monaldi di Napoli, dove invece il cuore è stato impiantato nel piccolo, affetto, da quando aveva appena 4 mesi, da una grave cardiopatia dilatativa.

Le indagini

Dopo la denuncia presentata dalla famiglia ai carabinieri lo scorso 11 gennaio, in cui si è fatto chiaro riferimento ai danni a cui il bimbo sarebbe esposto se collegato per lungo tempo a quel dispositivo, è scattata l’indagine della Procura di Napoli: nei giorni scorsi gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati, per lesioni colpose, sei sanitari dell’ospedale partenopeo, componenti dell’equipe che si è recata a Bolzano per l’espianto dell’organo e quella che a Napoli ha invece effettuato il trapianto.

Al momento, per tutti il reato ipotizzato è quello di lesioni colpose. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi risultano indagati. Un altro filone di inchiesta riguarda la chiusura del reparto.
Dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino, l’attenzione degli inquirenti si sta anche concentrando sulla decisione di sospendere il servizio trapianti pediatrici adottato dalla direzione dell’ospedale Monaldi.

Il Nas di Napoli ha acquisito tutta la documentazione clinica del bimbo, e anche sequestrato il box adoperato per trasferire l’organo, ora destinato a essere sottoposto a una perizia: il contenitore in questione, infatti, è un vero e proprio sistema di conservazione e trasporto progettato per mantenere le temperature entro un certo range, in stato di ipotermia. Sempre secondo quanto ha appreso l’avvocato, al posto del ghiaccio tradizionale come refrigerante sarebbe stato invece usato del ghiaccio secco (che raggiunge anche i -75 gradi) determinando così il congelamento e il danneggiamento del cuore da trapiantare.

La mamma: “Mio figlio ha bisogno di un cuore, spero in un miracolo”

Il bambino, sottolinea la mamma che non smette di stare accanto a suo figlio, “ha bisogno assolutamente di un cuore nuovo, spero in un miracolo”.
Secondo quanto ha appreso l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bimbo, il danneggiamento del cuore potrebbe essere riconducibile alle modalità adottate per il trasferimento dell’organo a Napoli.
“Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi – ha fatto sapere l’avvocato – di rivolgersi all’ospedale pediatrico Bambino Gesù per ottenere un secondo parere sulla trapiantabilità del piccolo, visto che, quanto accaduto, ha incrinato il rapporto di fiducia con la struttura ospedaliera partenopea”.
Di “vicenda gravissima” parla il presidente della Regione Campania Roberto Fico. Dopo avere espresso profonda vicinanza alla famiglia del bambino ricoverato al Monaldi, anche il governatore ha annunciato un’ispezione: “Occorre fare totale e assoluta chiarezza su ciò che è successo”, ha affermato Fico, “e accertare ogni responsabilità, con la massima trasparenza e determinazione”.

Legale: “Per ospedale Bambino Gesù non è più trapiantabile”

Arriva il parere richiesto all’ospedale Bambino Gesù di Roma: “Il piccolo non è trapiantabile”, tuttavia l’ospedale Monaldi replica: “Il bimbo è trapiantabile, è in lista nazionale’ le sue “condizioni molto gravi ma stabili”. La madre: “Lui è un guerriero, io non mi arrendo”

Il Comitato di esperti dice no al nuovo trapianto di cuore per il bimbo di Napoli

“Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. È la conclusione cui è giunto il comitato di esperti dopo la riunione all’ospedale Monaldi di Napoli organizzata dall’Azienda ospedaliera dei Colli, aperta alla partecipazione dei maggiori specialisti in campo pediatrico.

Gli esperti sono giunti al Monaldi dal Bambino Gesù di Roma, dall’Azienda Ospedale Università di Padova, dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dal Regina Margherita di Torino. Gli specialisti delle strutture italiane con i maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico hanno svolto una rivalutazione congiunta al letto del paziente.

“Condizioni in rapido peggioramento”, solo cure palliative

Nella riunione con i medici del Monaldi, il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e la madre del piccolo Domenico, nell’ambito del percorso di pianificazione condivisa delle cure – l’azienda ospedaliera ha proposto “una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente “saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici”.

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