La Corte d’Assise di Roma ha accolto la richiesta di perizia psichiatrica per Francis Kaufmann, l’uomo accusato del duplice femminicidio di Villa Pamphili, per accertarne la capacità di assistere al processo.
I giudici hanno dato ai periti 30 giorni per completare il loro lavoro. Al cittadino americano i Pm contestano il duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, oltre all’occultamento di cadavere per la morte della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda.
A febbraio, in una sorta di soliloquio, in Aula, Francis Ford Kaufmann avrebbe ripetuto: “Io sono innocente e i testimoni che verranno citati in aula sono tutti mafiosi”.
L’uomo aveva seguito l’udienza accanto al suo avvocato e, per alcuni istanti, aveva anche pianto.
Intanto sui mancati controlli a Kaufmann nelle settimane precedenti ai delitti è aperto in Procura un fascicolo modello 45, ossia senza indagati e ipotesi di reato. A luglio l’avvocato Maria Teresa Manente, dell’associazione Differenza Donna, aveva presentato un esposto.
La difesa aveva chiesto la perizia
L’avvocato di Francis Ford Kaufmann aveva chiesto che fosse disposta una perizia psichiatrica per il suo assistito: “Una richiesta legata alle sue condizioni mentali – aveva detto in aula l’avvocato Paolo Foti – che negli ultimi mesi sono andate deteriorandosi in modo evidente. A mio modo di vedere non sono compatibili con lo stare in giudizio“. La Procura di Roma si era opposta, affermando sostanzialmente che non ci sarebbero stati i presupposti. I giudici si erano riservati di decidere “all’esito della acquisizione del diario clinico dell’imputato” ed adesso è stata disposta.
Il processo
Si era aperto lunedì 2 febbraio, in Corte d’Assise il processo a Francis Kaufmann, cittadino statunitense accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia e della figlia Andromeda, di 11 mesi. I due corpi vennero scoperti nel giugno 2025, in momenti diversi, nascosti tra i cespugli e in sacchi neri del parco di Villa Pamphili, a Roma.
Secondo le indagini, sarebbe stato lui a strangolare prima la donna e poi la bambina, di cui la prova del Dna ha confermato la paternità. Kaufmann, che all’epoca si faceva passare per un regista americano con diversi alias, tra cui “Rexal Ford”, non ha mai confessato, scegliendo il silenzio durante gli interrogatori.
Dopo il delitto, era fuggito in Grecia, da dove è stato successivamente estradato grazie a un mandato di cattura internazionale. Prima della fuga, aveva cercato di contattare i suoi familiari negli Stati Uniti, raccontando versioni discordanti: dalla fuga della compagna con un altro uomo alla possibilità di riavere la figlia con sé.
In Italia era riuscito a farsi finanziare per un progetto cinematografico mai realizzato, e avrebbe tentato di adescare una nuova vittima spacciandosi ancora per un regista.
La Procura ha chiesto il giudizio immediato, ritenendo le prove raccolte sufficienti a sostenere l’accusa senza passare per l’udienza preliminare.
Dopo l’omicidio cercò casting per la figlia
Alcuni giorni dopo l’uccisione della compagna, Francis Kaufmann cercò di contattare agenzie di “baby modelling” per far fare set pubblicitari alla figlia. E’ quanto emerge – scrivono alcuni quotidiani – dall’analisi del traffico del cellulare dell’uomo che da oggi è a processo. “È stata notata da diversi talent scout (che dicono che è bellissima). È divertente e ha una bella personalità. Al momento stiamo valutando diverse agenzie che vogliono metterla sotto contratto, non siamo ancora stati a Milano“ scriveva l’uomo nella probabile ricerca di soldi, che continuò a chiedere inutilmente a amici e familiari mentre progettava la fuga da Roma.
