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Home » Delitto di Arce, Marco Mottola accusato di omicidio: “Sono innocente”
Cronaca

Delitto di Arce, Marco Mottola accusato di omicidio: “Sono innocente”

Di Sala Notizie19 Gennaio 20263 min di lettura
Delitto di Arce, Marco Mottola accusato di omicidio: “Sono innocente”
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“Sono innocente, non ho mai fatto del male a Serena e neanche i miei familiari. Non so chi le abbia fatto del male. Lei quel giorno non è mai venuta da me”. Lo ha affermato nel corso delle dichiarazione spontanee Marco Mottola, imputato assieme al padre e alla madre, per l’omicidio della giovane di Arce avvenuto nel 2001.

“L’ipotesi – ha aggiunto davanti ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Roma – che io abbia spinto Serena contro la porta è falsa e ci sta rovinando la vita. Di quella porta rotta all’interno della caserma dei carabinieri ho saputo solo nel marzo del 2008 e mio padre mi raccontò di averla danneggiata nel corso di una lite con mia madre”. 

Mottola ha poi precisato: “Si è pentito e ha ritrattato, dichiarando di avere detto una menzogna. Poi ha ritrattato la ritrattazione e per una serie di motivi, fra cui il pentimento e  si è ucciso. La mattina del primo giugno sono sceso tardi, sicuramente dopo le 11:40, mi ero sentito con Davide Bove. Quella mattina in caserma non è venuto a trovarmi nessuna persona a qualunque orario, e non esistono tracce telefoniche in tal senso. Quella mattina non sono uscito con la mia macchina o con quella di altri. Se fossi uscito il piantone Tuzi mi avrebbe uscire e poi rientrare. Sicuramente non sono andato al bar Pioppetelle o Della Valle. Sicuramente non ho comprato Marlboro light, anche perché all’epoca fumavo le Marlboro rosse. Non sono io il biondino ‘mechato’ descritto da Carmine Belli, del resto lo ha dichiarato anche Belli che non ero io. Ho risposto alla polizia che se ero stato al bar Pioppetelle c’ero stato con Laura Ricci: era solo un’ipotesi, ero confuso e volevo evitare problemi. Era il 2002, un anno dopo. A Laura telefonai solo per avvisarla di quello che avevo detto alla Polizia, perché il padre sarebbe stato messo al corrente che stavamo assieme, e secondo me al padre questo non avrebbe fatto piacere”.

“Ho letto – ha aggiunto – che Laura Ricci quando è stata ascoltata nel 2018 dai carabinieri Pletto e Sperati e dal tenente Seragusa ha dichiarato qualcosa di molto delicato dei suoi rapporti sessuali con me (e non ne comprendo il motivo), era il mattino, e sono sicuro che il marito Luigi Germani, carabiniere, escusso il pomeriggio, lo ha saputo, si è innervosito con me e si è schierato”.

Le dichiarazioni di Marco Mottola si inseriscono nel quadro di un processo che da oltre vent’anni cerca di fare luce sull’uccisione di Serena Mollicone, la studentessa di Arce in provincia di Frosinone, trovata morta nel bosco di Fontecupa a giugno del 2001, il cui caso rimane uno dei più noti e complessi nella cronaca giudiziaria italiana.

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