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Home » Delitto di via Poma, Dna su 8 persone mai indagate prima: le novità nelle indagini
Cronaca

Delitto di via Poma, Dna su 8 persone mai indagate prima: le novità nelle indagini

Di Sala Notizie31 Luglio 20264 min di lettura
Delitto di via Poma, Dna su 8 persone mai indagate prima: le novità nelle indagini
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Il Dna di otto persone – cinque donne e tre uomini – è stato analizzato e comparato con alcuni profili genetici estratti dai reperti sequestrati nell’ambito dell’indagine sulla morte di Simonetta Cesaroni, massacrata a coltellate il 7 agosto del 1990 negli uffici di Via Poma dove lavorava.

Gli esami, secondo quanto ricostruiscono fonti investigative, sono stati eseguiti nel mese di giugno ed hanno dato esito negativo.

Delitto di via Poma, Simonetta Cesaroni (Ansa)

In procura a Roma è ancora aperta un’inchiesta sull’omicidio di Simonetta. A dicembre del 2024 il gip aveva respinto la richiesta di archiviazione arrivata dalla Procura e disposto una serie di accertamenti da svolgere: l’analisi delle tracce di Dna prelevate nell’ufficio in cui la donna fu uccisa, l’esame di tutto il materiale fotografico e di diversi testimoni. Attualmente il fascicolo è ancora contro ignoti. 

Erano professionisti residenti nello stabile all’epoca
L’accertamento tecnico irripetibile, affidato ai carabinieri del Ris il 4 giugno scorso, riguardava i profili genetici di professionisti residenti nello stabile all’epoca dei fatti e di persone ritenute molto vicine a chi lavorava negli uffici di via Poma. L’obiettivo era confrontare quei campioni con le tracce biologiche repertate sulla scena del delitto, nella speranza che le moderne tecniche scientifiche potessero consentire di individuare un elemento decisivo.

I loro Dna sono stati comparati con le tracce isolate sugli indumenti della vittima, in particolare sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini, reperti conservati fin dall’omicidio. 

La nuova attività investigativa si inserisce nel lavoro avviato dopo che il giudice per le indagini preliminari respinse la richiesta di archiviazione della Procura, invitando gli inquirenti a proseguire gli accertamenti. 

Da oltre un anno e mezzo i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dal sostituto procuratore Alessandro Lia, stanno ricostruendo ogni dettaglio dell’inchiesta, riesaminando atti, reperti e testimonianze.

La storia dell’omicidio. Fatti e la scena del crimine

Simonetta Cesaroni era una ragazza romana di 20 anni e svolgeva il lavoro di segretaria presso la A.I.A.G. (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù), per conto dello studio commerciale Reli Sas. Fu trovata senza vita, con numerose ferite di arma da taglio su tutto il corpo, all’interno di uno stabile in via Carlo Poma 2, nel centralissimo quartiere Prati di Roma, dove aveva sede l’associazione per cui faceva la contabile. Era il 7 agosto 1990.

L’ultimo contatto di Simonetta risale alle 17,30 di quello stesso giorno d’estate, quando effettuò una telefonata a Luigia Berrettini. Per le 18,30 avrebbe dovuto parlare, sempre al telefono, con il proprio datore di lavoro, Salvatore Volponi, ma la chiamata non fu mai effettuata. I familiari, preoccupati dalla sua assenza, cominciarono a cercarla intorno alle 21,30. La sorella Paola Cesaroni e il fidanzato di lei, accompagnati da Volponi, si recarono nell’ufficio di via Poma, dove immaginavano di trovarla. Qui, dopo aver chiesto alla moglie del portiere di farsi aprire la porta, trovarono il cadavere di Simonetta alle 23,30. Le prime indagini, tra cui l’autopsia, appurarono che l’orario della morte era da collocarsi tra le 18 e le 18,30.

Roma, via Poma

Roma, via Poma (Ansa)

Il corpo della vittima fu trovato con molti segni di arma da taglio, oltre a un morso su un capezzolo. Le stanze dello studio non risultavano in disordine. Si sospetta che l’arma utilizzata per l’omicidio sia stata un tagliacarte. La donna fu colpita 29 volte, in diverse parti del corpo. Alcuni abiti (fuseaux sportivi blu, la giacca e gli slip) erano stati portati via, oltre a molti effetti personali, mai più ritrovati; tra questi, gli orecchini, un anello, un bracciale e un girocollo, tutti d’oro. Solo l’orologio le rimane al polso. Completamente nuda, fu lasciata con il reggiseno allacciato ma calato sul basso. Il seno era quindi scoperto e il top le era stato appoggiato sul ventre, per coprire le ferite che poi si rivelarono mortali. Altra eccezione rispetto alla nudità in cui fu trovata, indossava ancora i calzini bianchi corti. Le scarpe da ginnastica erano riposte ordinatamente vicino alla porta. Le chiavi dell’ufficio, che aveva nella borsa, non furono mai più ritrovate.

Delitto di via Poma, Pietrino Vanacore

Delitto di via Poma, Pietrino Vanacore (Ansa)

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