Un caso giudiziario e umano che sta sollevando profonda preoccupazione tra le istituzioni e l’opinione pubblica italiana. Un ragazzo italiano di soli 15 anni si trova rinchiuso da circa 70 giorni in una struttura carceraria a Malta, dopo essere stato arrestato con l’accusa di aver procurato un allarme bomba sull’isola.

A far esplodere il caso sono state le accorate dichiarazioni del padre del giovane, che ha lanciato un fermo allarme sulle condizioni psico-fisiche in cui versa il figlio all’interno dell’istituto di pena maltese. Secondo quanto riferito dal genitore, il quindicenne starebbe affrontando una situazione di forte isolamento e sofferenza all’interno di un contesto penitenziario non idoneo alla custodia di un minorenne, sollecitando un rapido intervento diplomatico per ottenerne il rientro in patria o quantomeno il trasferimento in una misura alternativa.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Farnesina) ha confermato di seguire la vicenda fin dal primo momento. L’ambasciata d’Italia a La Valletta e il personale consolare sono in costante contatto con i genitori del ragazzo e con i suoi legali per assicurare la massima assistenza tutelare e verificare il rispetto dei diritti del minore all’interno del sistema giudiziario maltese.

Le trattative e le interlocuzioni diplomatiche proseguono nel tentativo di giungere a una rapida risoluzione del caso che possa garantire la tutela del minorenne nel rispetto dei procedimenti legali in corso nell’isola.

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