
Zone rosse a vigilanza rafforzata, norme anti-coltelli e una stretta decisa contro le baby gang: il pacchetto sicurezza del governo Meloni prende forma. Dopo il vertice a Palazzo Chigi tra la Premier e i principali ministri, l’orientamento dell’esecutivo sembra essere quello di accorpare le diverse misure urgenti in un unico decreto legge, che potrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro una decina di giorni.
Il summit, definito dai partecipanti “costruttivo” e improntato alla “massima condivisione”, ha visto l’accoglimento delle proposte avanzate dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Restano tuttavia ancora fuori dalla bozza ufficiale alcune delle richieste più radicali della Lega, come l’ipotesi di rimpatriare i minori stranieri che commettono crimini.
Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha però ribadito con fermezza la linea del partito: “Sui temi dell’immigrazione e della mancata integrazione serve più severità. I minori non accompagnati che commettono reati non devono più essere un onere a carico dei cittadini italiani”. Salvini si è detto fiducioso che tali norme di “buon senso” possano essere integrate nel testo finale.
Il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini esce dalla sede della società Stretto di Messina (Sdm) per il punto stampa – 26 settembre 2023 (Ansa)
La reazione delle opposizioni: “Propaganda e rischio incostituzionalità”
Le opposizioni bocciano il provvedimento definendolo un mix di “sicuritarismo di facciata” e “norme manifesto”. Dal Partito Democratico, la segretaria Elly Schlein ha criticato l’approccio del governo, sottolineando che “la sicurezza non si garantisce solo con i decreti penali, ma investendo nel sociale, nelle scuole e nella riqualificazione delle periferie”. Secondo i Dem, il rischio è che il testo, una volta arrivato al Quirinale, si possa scontrare con seri dubbi di legittimità costituzionale, specialmente per quanto riguarda il trattamento dei minori.
Anche il Movimento 5 Stelle esprime forti perplessità, definendo le misure sulle “zone rosse” come fumo negli occhi. “Si continua a inseguire l’emergenza con nuovi reati e divieti, mentre mancano risorse per le forze dell’ordine e per i servizi di integrazione”, spiegano fonti del Movimento. Dal fronte centrista di Azione e Italia Viva, si parla di un “pasticcio normativo” che rischia di ingolfare ulteriormente i tribunali dei minori senza risolvere il problema del degrado urbano.
Roma. Elly Schlein e Giuseppe Conte alla manifestazione del Pd in piazza del Popolo (LaPresse)
Le criticità al vaglio del Quirinale
Al momento il governo lavora su due binari: un decreto legge e un disegno di legge (DDL). Tuttavia, per accelerare l’entrata in vigore delle norme sulla violenza giovanile, l’esecutivo sta valutando di trasferire queste ultime direttamente nel decreto legge. La cautela resta d’obbligo: i primi contatti informali con gli uffici della Presidenza della Repubblica avrebbero già evidenziato possibili criticità su norme specifiche riguardanti le limitazioni della libertà di movimento nelle aree urbane.
Palazzo Quirinale (Gettyimages)
Piantedosi in una circolare: espulsioni immediate per i violenti
In attesa del nuovo decreto, il Viminale si è già mosso con una circolare interpretativa inviata a prefetti e questori. Il Ministro Piantedosi ha chiesto di perseguire con “la massima determinazione” l’obiettivo del rimpatrio per gli stranieri irregolari che si siano distinti per comportamenti violenti o pericolosi. La direttiva specifica inoltre che gli irregolari in attesa di espulsione devono rimanere all’interno dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) fino al momento del volo, escludendo ogni possibilità di rilascio anticipato.