La partita per le elezioni in Brasile è ancora tutta da giocare. La sfida fra l’uscente Lula e Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, al ballottaggio delle presidenziali di domani, viene fotografata dai sondaggi con quello che in gergo si definisce ‘pareggio tecnico’. Significa che lo scarto fra i due nelle intenzioni di voto è inferiore o uguale al margine d’errore. Le rilevazioni dopo il primo turno del 4 ottobre hanno dato perlopiù Bolsonaro in vantaggio su Lula entro il margine d’errore. Con il passare dei giorni il presidente in carica ha accorciato le distanze. Un sondaggio di Datafolha diffuso nella serata locale di giovedì ha mostrato i candidati entrambi al 50%, considerando soltanto i voti validi. Se si considerano invece anche schede bianche e nulle e indecisi, Datafolha ha fotografato Bolsonaro al 47% e Lula al 46%, uno scarto comunque minimo che rende difficile fare previsioni certe.

I candidati concentrano i loro sforzi nel sud est del Paese, negli Stati più popolosi

I candidati concentrano nella regione del sudest del Brasile – la più ricca e composta dai tre principali collegi del Paese di San Paolo, Rio de Janeiro e Minas Gerais – gli ultimi appuntamenti della campagna elettorale. I tre Stati rappresentano insieme oltre il 40% dell’elettorato brasiliano e sono determinanti per la conquista della presidenza.

Lula dividerà la giornata tra Rio de Janeiro e San Paolo. Alle 10 parteciperà a una camminata sul lungomare di Copacabana, nella capitale fluminense, dove Flavio ha ottenuto più voti al primo turno. In seguito, il presidente concluderà la campagna con un corteo lungo l’Avenida Paulista, a San Paolo.

Il candidato del Partito liberale (Pl) inizierà invece la giornata a Belo Horizonte, capitale del Minas Gerais, con l’iniziativa denominata “Bloco 22”. Nel pomeriggio si sposterà a Rio de Janeiro, dove terrà l’ultimo comizio in un luogo simbolico per il bolsonarismo, l’abitazione dell’ex presidente Jair nel quartiere di Barra da Tijuca. La strategia riflette gli obiettivi dei due candidati: Lula cerca di recuperare consensi dopo il risultato del primo turno, mentre Flavio punta a consolidare il proprio elettorato e ampliare il vantaggio.

Ultimo dibattito, l’insulto di Bolsonaro al presidente per la mano senza un dito, lui replica: “L’ho perso in fabbrica lavorando”

Ieri si è tenuto il secondo, e ultimo, dibattito fra i candidati. Decisamente più pacato e diplomatico rispetto al precedente, il dibattito si è segnalato tuttavia per un autogol del candidato di destra, che ha deriso Lula per la perdita di un dito, avvenuta in gioventù durante un incidente mentre lavorava come operaio metalmeccanico: “Dai con una mano e ti riprendi tutto con le tue nove dita”. Il presidente in carica ha replicato: “Non permetterò a un esponente delle milizie di chiamarmi ‘nove dita’”, facendo riferimento alle accuse secondo cui Bolsonaro avrebbe rapporti con gruppi paramilitari a Rio de Janeiro. Bolsonaro si è scusato, chiedendo però a Lula di fare altrettanto con il popolo brasiliano, “che soffre a causa dell’insicurezza”. “Lui non sa cosa sia la fame” ha detto il primo presidente brasiliano proveniente dalla classe operaia.

Il primo duello tv, domenica 18 ottobre, non sembrava avere spostato gli equilibri. Più che concentrarsi sui programmi, i due si erano scambiati accuse incrociate. Flavio Bolsonaro ha attaccato l’avversario chiedendogli conto del perché – a suo dire – il 73% dei detenuti ha votato per lui; “Spero che mi voti il 100% dei detenuti, tuo padre compreso” è stata la replica.

Ma Lula ha toccato un tema che sarà probabilmente decisivo alle urne, quello della corruzione, lanciando al rivale una sfida: “Ascolta Flavio, ti sfido a rendere pubblici i nostri conti bancari e a revocare il segreto sulle nostre comunicazioni telefoniche, affinché il popolo brasiliano sappia chi è il ladro in questo Paese”. Il candidato di destra si è preso qualche giorno e ha poi accettato.

Lula si gioca tutto

Luiz Inacio Lula da Silva, attuale presidente e icona della sinistra internazionale, si gioca tutto. Approdato in politica dal mondo operaio dopo anni di sindacalismo, a 80 anni cerca uno storico quarto mandato non consecutivo. In quelli precedenti al timone del Brasile ha provato a lavorare contro povertà e analfabetismo, per esempio con l’introduzione del programma ‘Bolsa Familia’. Una sua sconfitta di fine carriera implicherebbe anche certificare il passaggio dell’intera America Latina in mano alla destra, con l’eccezione del piccolo Uruguay.

Una vittoria di Flavio Bolsonaro, invece, inserirebbe la più grande economia del Sud America nell’ondata di estrema destra che ha già investito il resto del continente, in linea con l’Argentina di Javier Milei, il Cile di Antonio Kast e la Colombia del neo-presidente Abelardo de la Espriella.

 

Se vincesse, Flavio certificherebbe l’affermazione del “clan” Bolsonaro

Bolsonaro Jr., 45 anni, ha un curriculum totalmente diverso da quello dell’avversario. Proviene dalla ‘dinastia’ politica dei Bolsonaro, con il padre Jair che è stato presidente del Brasile dal 2019 al 2022 ed è agli arresti con una condanna a 27 anni per il tentato golpe con cui si tentò di impedire proprio l’insediamento di Lula. Più moderato rispetto al padre, ha cercato di presentarsi come più affidabile e di orientamento centrista rispetto alle posizioni più estremiste dell’ex presidente.
 

I sostenitori del presidente e candidato presidenziale Luiz Inacio Lula da Silva seguono un programma televisivo (AFP)

La scelta del Brasile e l’impatto sulla gestione interna

La scelta del Brasile avrà impatto, oltre che sulla gestione interna, sulle politiche per l’Amazzonia e sul posizionamento geopolitico del Paese. Flavio Bolsonaro è alleato degli Usa di Donald Trump, mentre Lula si è più volte espresso contro l’ingerenza Usa e ha rafforzato i rapporti con la Cina. La chiave per il ballottaggio sono gli oltre 33 milioni di persone che il 4 ottobre non sono andate a votare: si tratta del 21% degli elettori, il più alto tasso di astensione al primo turno dal 1998, ed è su di loro che hanno puntato da subito entrambi i candidati.

Al primo turno del 4 ottobre Bolsonaro era arrivato a sorpresa al primo posto, con circa il 47% dei voti, tallonato da Lula al 45%. “Ero convinto di poter ottenere una vittoria al primo turno” aveva ammesso Lula, lanciandosi però subito nella nuova sfida: “Sono molto bravo nella fase a eliminazione diretta. Vedremo chi ha il piano migliore”.

Domani il giorno della verità. Una mossa politica di cui il presidente in carica potrebbe raccogliere i frutti è il via libera del Senato alla riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore, una proposta spinta proprio da Lula e approvata la settimana scorsa. Fra il primo e il secondo turno ha anche denunciato Meta, accusando i suoi algoritmi di favorire Bolsonaro e ottenendo un pronunciamento del tribunale in suo favore.

 

Manifestazioni oceaniche, artisti e cantanti si schierano per Lula

Manifestazioni oceaniche per Lula da una parte e per Bolsonaro dall’altra si sono tenute il 18 ottobre in diverse città del Brasile. Per Lula c’è stata una massiccia discesa in campo di artisti, intellettuali, economisti, cantanti. Oltre all’appoggio di Bad Bunny, che prima del 4 ottobre ha dato l’ok a usare la sua ‘Lo que le pasó a Hawaii’ per un video della campagna di Lula, per il presidente si sono impegnati numerosi artisti brasiliani, come il regista Kleber Mendonca Filho (autore del premiato film L’agente segreto). Tra gli attori e registi, si segnalano Mark Ruffalo, Tilda Swinton, Guillermo del Toro, Pedro Almodóvar, Javier Bardem, Juliette Binoche e Gael García Bernal.

A Rio la spiaggia di Copacabana si è riempita di migliaia di persone per quello che è stato soprannominato ‘Atto per la democrazia’, con il sostegno di cantautori come Caetano Veloso e Chico Buarque. Mentre un’altra icona della musica brasiliana, Gilberto Gil, era sul palco di un altro evento simile a Salvador de Bahía. Dall’altra parte Bolsonaro Jr. e i suoi sostenitori si sono radunati sull’arteria principale di San Paolo, l’Avenida Paulista, con alleati chiave, fra le ripetute richieste di rilascio di Jair Bolsonaro.

Condividere.
Exit mobile version