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Home » Emoji, la Gen Z riscrive il linguaggio digitale delle emozioni
Società

Emoji, la Gen Z riscrive il linguaggio digitale delle emozioni

Di Sala Notizie17 Luglio 20262 min di lettura
Emoji, la Gen Z riscrive il linguaggio digitale delle emozioni
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La Generazione Z sta costruendo un linguaggio tutto suo, fatto di simboli, significati condivisi e continue reinterpretazioni. È quanto emerge da un progetto realizzato dagli studenti dei corsi di “Linguistica e galateo digitale” dell’Università LUMSA  in occasione della Giornata Mondiale delle Emoji, che ha coinvolto 696 giovani tra i 18 e i 25 anni e portato alla creazione di un vero e proprio dizionario delle icone più utilizzate nelle chat.

Un codice generazionale

La ricerca mostra come questi simboli costituiscano un linguaggio ampiamente compreso tra coetanei. Solo il 5,7% degli intervistati dichiara infatti di essere stato spesso frainteso a causa di una faccina inviata, mentre oltre sei giovani su dieci affermano di utilizzarle per rendere i messaggi più amichevoli e per esprimere emozioni e stati d’animo.

Il teschio che non parla più di morte

Uno degli esempi più evidenti riguarda il teschio. Se per le generazioni più adulte richiama immediatamente la morte, tra i ragazzi viene spesso utilizzato con un significato completamente diverso: “sto morendo dal ridere”. È uno dei casi più evidenti di come la Gen Z abbia risemantizzato molti simboli, attribuendo loro nuovi significati che difficilmente vengono colti da chi appartiene ad altre fasce d’età. Anche i cuori cambiano valore a seconda del colore: il blu indica fiducia e amicizia, il viola richiama legami profondi, mentre il grigio viene associato a situazioni complicate.

Meno faccine del previsto

L’indagine smentisce anche alcuni luoghi comuni. Contrariamente all’immagine dei giovani costantemente impegnati a riempire le conversazioni di simboli, il 76,4% degli intervistati dichiara di utilizzarne meno di 20 al giorno. La faccina che ride resta la più popolare, davanti al cuore rosso. Un dato significativo riguarda inoltre il loro utilizzo come forma di attenuazione del linguaggio: il 70,5% dei partecipanti afferma di sostituire più spesso parolacce e insulti con simboli grafici, trasformandoli in una sorta di eufemismo che rende la comunicazione meno aggressiva senza rinunciare all’espressività. Per la Generazione Z, dunque, questi segni non sono semplici accessori delle conversazioni online, ma elementi di una grammatica condivisa che contribuisce a definire identità, appartenenza e relazioni.

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