
Il rilascio degli Epstein files, mano a mano che vengono diffusi (si è arrivati a più di tre milioni), sta progressivamente mostrando l’enorme apparato messo in piedi dal finanziere pedofilo, morto nel 2019 in carcere in circostanze poco chiare. Feste orgiastiche, party sfarzosi, favori, regalie, il tutto organizzato, promosso e gestito dal magnate newyorkese, con importanti entrature negli apparati di potere di mezzo mondo.
Tra le ultime novità emerse, risulta che Epstein sia stato avvicinato dai servizi segreti russi per “prendere in castagna” personaggi in vista degli establishment d’Occidente e Oriente e poi renderli ricattabili. Lo hanno sottolineato fonti di intelligence al Mail on Sunday, notizia poi ripresa dal Corriere della Sera e da Repubblica. Epstein, scrive il Daily Mail, avrebbe gestito la “più grande operazione al mondo basata su kompromat sessuale”, espressione traducibile con ricatto sessuale, finalizzato a mettere spalle al muro chi si vuole colpire dopo averlo fatto cadere nell’ammaliante rete della seduzione femminile (anche da parte di “signorine” di madrelingua russa).
I servizi segreti russi, si scriveva più sopra. Quindi: scrivi Kgb, leggi Putin, di cui il presidente russo è stato colonnello e dove ha mosso i primi passi all’interno dell’apparato di potere dell’Unione sovietica. Nei files appena resi pubblici, ci sono infatti 9.629 link alla Russia e 1.056 citazioni del capo del Cremlino. Pare che Epstein, infatti, lo abbia incontrato più volte, anche dopo la sua prima condanna per reati sessuali. Il magnate si vanta, nei messaggi, di poter fornire informazioni a Mosca su Donald Trump – uno degli abituali frequentatori della cerchia esclusiva di Epstein – tramite incontri con l’ambasciatore russo a New York e il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov.
Questi contatti sarebbero avvenuti via mail alla vigilia del summit fra Trump e Putin del 2018 a Helsinki, quando il presiedente americano confermò di non avere prove di interferenze russe nella sua elezione, uno dei casi su cui il Partito democratico americano aveva battagliato più a lungo nell’opporsi al capo della Casa Bianca. Dal canto suo, Epstein, fingendosi amico e sodale di Trump, avrebbe fatto il doppio gioco, promettendo a Mosca rivelazioni imbarazzanti sul tycoon.
Come accade nelle trame più fitte e intricate, le linee che portano da Epstein a Trump, da Trump a Putin, passano per Robert Maxwell, padre di Ghislaine, colei che in seguito è diventata compagna di Epstein (sta scontando una condanna a vent’anni di carcere per prostituzione minorile). Maxwell, ebreo di origine cecoslovacca, aveva intrapreso business redditizi nel mondo dei media ma, tra le varie tesi sostenute sul suo conto, pare che avesse anche aiutato il Kgb e il Mossad, collaborando con i servizi israeliani nel far trasferire russi di origine ebraica. I due si conobbero tramite un altro agente del Kgb, magnate del petrolio di Mosca.
Maxwell prosperava a Londra. E la capitale britannica, a proposito degli Epstein files, significa anche principe Andrea, cacciato con disonore dalla Casa Reale inglese. Al fratello di Re Carlo III il finanziere promise varie giovani donne, per appagare il suo vorace appetito sessuale, tra cui una “bellissima e fidata” russa di 26 anni. Il biografo dell’ex principe, Andrew Lownie, ha verificato che ragazze avvenenti, giunte da Mosca, venivano portate all’aristocratico per il weekend nelle sue dimore. Lownie infatti ha scritto che il Cremlino probabilmente custodisce un ampio dossier su Andrea, con tanto di immagini, con cui ricattare la Famiglia Reale e, indirettamente, il governo di Londra.
Ma la capitale britannica, a proposito dello scandalo Epstein, fa pensare subito anche a Lord Mandelson, uno dei fautori del New Labour e stretto consigliere di Tony Blair, poi ambasciatore britannico negli Stati Uniti, costretto alle dimissioni lo scorso novembre per i suoi stretti legami col finanziere. Epstein lo ha bonificato, emerge dai documenti, con 75mila dollari.