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Home » Estorsioni mafiose a commercianti a Roma, arrestato un membro del clan Spada
Cronaca

Estorsioni mafiose a commercianti a Roma, arrestato un membro del clan Spada

Di Sala Notizie19 Giugno 20264 min di lettura
Estorsioni mafiose a commercianti a Roma, arrestato un membro del clan Spada
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Estorsione aggravata dal metodo mafioso. È l’accusa con la quale è stato arrestato Domenico Spada, 31 anni, ritenuto responsabile di una serie di episodi intimidatori ai danni di commercianti del quadrante sud-est della Capitale. Decisivo il coraggio di tre commercianti che, nonostante la paura, hanno scelto di denunciare tutto agli investigatori del VI Distretto Casilino della Polizia di Stato e ai carabinieri della stazione di Tor Vergata, consentendo agli inquirenti di ricostruire un quadro accusatorio con cui il giudice per le indagini preliminari Gabriele Fiorentino, su richiesta del pm, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’ordinanza è stata eseguita dagli agenti del VI Distretto Casilino della Polizia di Stato.

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e condotte dagli investigatori del Distretto Casilino in stretta collaborazione con la Squadra Mobile della Questura di Roma e con il contributo dei carabinieri della stazione di Tor Vergata. Tre le attività commerciali finite nel mirino dell’indagato, il bar Carpe Diem Cafè di via Passo Lombardo, la ferramenta Elyfer Giardinaggio & Ferramenta di via di Vermicino e il Punto Snai di via Torraccio di Torrenova. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’inchiesta, Spada avrebbe utilizzato minacce, intimidazioni e continui richiami al proprio cognome e alla famiglia di appartenenza per ottenere denaro e altri vantaggi economici.

Le minacce, i vari episodi ricostruiti nell’inchiesta

Il primo episodio contestato risale al dicembre 2025. Nel bar di via Passo Lombardo l’uomo avrebbe chiesto denaro ai gestori e ad alcuni presenti nel locale. Al rifiuto sarebbero seguite minacce sempre più pesanti. Secondo le testimonianze raccolte, dopo essersi qualificato come “Domenico Spada”, avrebbe detto a una delle vittime che lui e un suo amico sarebbero stati “gambizzati”. Successivamente, allontanandosi in auto, avrebbe mimato il gesto di uno sparo. I titolari allertarono immediatamente le forze dell’ordine e, poche ore dopo, tornarono a chiedere aiuto dopo aver notato l’uomo transitare più volte davanti all’esercizio commerciale.

Più grave, secondo l’accusa, quanto avvenuto nella ferramenta di via di Vermicino tra il 28 marzo e il 2 aprile 2026. Qui Spada avrebbe esplicitamente evocato il peso del proprio cognome e della propria famiglia pronunciando frasi come: “La mano non si rifiuta a nessuno, in particolare a me. Io sono Domenico lo zingaro, il figlio di Domenico Spada. Qui potete lavorare perché ci siamo noi che non vi facciamo capitare niente”. Di fronte alla freddezza dei commercianti, avrebbe poi preteso 150 euro sostenendo: “Mi sento offeso se non mi dai la mano. Non potete offendere il mio onore e proprio perché mi sento offeso dovete darmi 150 euro per ripulirvi dall’offesa che mi avete fatto”. Le minacce sarebbero quindi diventate ancora più esplicite: “Se non mi date i soldi che v’ho appena chiesto te sparo in testa”, “Torno e ve sparo a tutti”, “Ve do fuoco al locale se non me date sti soldi”. Parole che, secondo gli investigatori, avrebbero convinto i gestori a consegnare il denaro richiesto per timore delle conseguenze annunciate. Due giorni dopo, l’uomo sarebbe tornato nella ferramenta impossessandosi di alcune bombolette di schiuma espansa senza pagarle. Quando gli venne chiesto il corrispettivo avrebbe replicato: “Ma perché, adesso te la dovrei pure pagare? Pensavo che noi non dovevamo pagarla. Da quando noi paghiamo le cose?”. 

L’episodio culminò il 2 aprile con una nuova irruzione nel negozio. Secondo quanto riportato negli atti, Spada avrebbe brandito una spatola metallica e rivolto ai presenti ulteriori minacce: “Vuoi vede che te stacco er cervello?”, “Oggi te spappolo pure che sei vecchio”, “Ti faccio infartare”, fino ad arrivare a: “Giuro su mio padre che te faccio morì qui dentro al negozio tuo”.

L’ultimo episodio riguarda il Punto Snai di Torrenova. Qui l’indagato avrebbe preteso la restituzione di circa 1.700 euro persi alle slot machine, minacciando dipendenti e gestori e annunciando che avrebbe “spaccato tutto il locale” e che “in un modo o nell’altro i soldi se li sarebbe ripresi”. In questo caso l’estorsione è contestata nella forma tentata. Le indagini, supportate dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza, dalle registrazioni audio e dalle testimonianze delle persone offese, hanno consentito agli investigatori di ricostruire nei dettagli gli episodi contestati. Nelle motivazioni dell’ordinanza il gip Fiorentino evidenzia come le condotte attribuite a Spada fossero caratterizzate dal continuo richiamo a un presunto potere di controllo del territorio e da modalità intimidatorie ritenute riconducibili al metodo mafioso.

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