In risposta al nuovo intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani per l’estradizione di Alessio Casimirri, ex militante delle Brigate Rosse condannato in Italia e residente in Nicaragua, il governo del Nicaragua ha notificato al governo italiano l’intenzione di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Italia. Lo rende noto la Farnesina.
Il nome di Alessio Casimirri, da oltre quarant’anni residente in Nicaragua, è tornato al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri che il 15 luglio, intervenendo al Forum Libertas di Madrid, ha attaccato il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo anche per la protezione assicurata all’ex brigatista.
Tajani ha affermato che l’Italia non ha ”nulla in comune” con governi estremisti come quello nicaraguense, ”un Paese che ancora oggi ospita pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri, condannato all’ergastolo in Italia”.
Una vicenda che riporta l’attenzione su uno degli ultimi conti ancora aperti con la stagione del terrorismo rosso italiano.
Tajani: “Nicaragua estradi Casimirri, inaccettabile l’immunità”
“Per l’ennesima volta chiediamo al Nicaragua di estradare Alessio Casimirri nel nostro Paese: è un assassino condannato a sei ergastoli, è l’assassino di Aldo Moro“. Ha rimarcato oggi il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’evento ‘Bienvenue à la BFuture farm en République du Congo’ a Jolanda di Savoia (Ferrara).
“Continuare a garantire l’immunità a un criminale mi pare veramente qualcosa di ingiusto, è inaccettabile – ha detto Tajani -. Continuo a criticare il regime del Nicaragua perché continua a dare copertura a un assassino, al quale ha dato anche la cittadinanza. La soluzione è concedere l’estradizione”.
Tajani: “Continuiamo a chiedere al Nicaragua l’estradizione di Casimirri”
“L’Italia continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole, come è già stato chiesto anche con una risoluzione del Parlamento europeo. L’Italia, nel rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dei principi di giustizia, continuerà a difendere con determinazione questa sua richiesta”.
Lo sottolinea il ministro degli Esteri Antonio Tajani in una nota della Farnesina in cui si sottolinea che il Governo italiano non dimentica le vittime del terrorismo, e continua a chiedere che chi si è reso responsabile di gravissimi delitti nei confronti dello Stato e di cittadini italiani risponda delle proprie responsabilità. Ciò vale anche per Alessio Casimirri, pericoloso brigatista a cui il Nicaragua continua a dare asilo.
Chi è Alessio Casimirri
Nato a Roma il 2 agosto 1951, Casimirri, nome di battaglia ”Camillo”, è l’unico componente individuato del commando brigatista coinvolto nell’operazione di via Fani a non essere mai stato arrestato e consegnato alla giustizia italiana. Figlio di Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana, e di Luciano Casimirri, già capo dell’ufficio stampa de ”L’Osservatore Romano” e responsabile della sala stampa vaticana, dopo una militanza in Potere Operaio e in altri ambienti dell’estrema sinistra romana entrò nelle Brigate Rosse tra il 1976 e il 1977, inserendosi nella colonna romana.
Il 16 marzo 1978 prese parte all’agguato di via Fani nel quale venne sequestrato il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e furono uccisi i cinque uomini della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.
Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Casimirri operò insieme ad Alvaro Lojacono nella parte alta di via Fani, con compiti di copertura e controllo dell’area dell’agguato. La sua partecipazione all’operazione emerse anche dalle dichiarazioni dei brigatisti dissociati Valerio Morucci e Adriana Faranda, che indicarono inizialmente con le sole iniziali ”A.C.” e ”A.L.” due partecipanti all’azione fino ad allora non identificati pubblicamente.
Ritratto di Alessio Casimirri, l’ultimo latitante del rapimento Moro
