Prima ancora degli altoforni si fermano i lavoratori dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva. 
Ai sindacati sono state trasmesse le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo, che mettono a rischio il futuro occupazionale di un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità. Si tratta dei dipendenti di 28 ditte associate all’Aigi, l’associazione delle imprese dell’indotto dell’ex Ilva, bersagli di quello che il presidente Nicola Convertino ha definito “un atto estremo, doloroso” ma “inevitabile”. 

A pesare sulla situazione è ancora una volta il ticchettio invisibile scandito dal decreto della Corte d’Appello di Milano, che fissa a fine ottobre lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. “Siamo giunti a questo punto – ha spiegato Convertino – a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende”. 

Soltanto poche ore prima, i sindacati tarantini avevano chiesto un incontro urgente a Confindustria, Aigi e Confapi proprio per affrontare le criticità generate nel sistema degli appalti e dell’indotto. Un colpevole però non c’è, o almeno l’Aigi chiarisce che non ha intenzione di cercarne uno. Piuttosto chiede “che ciascuna istituzione abbia il coraggio di guardare alle conseguenze delle proprie scelte”. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso la sfida dell’ex Ilva resta “quella più difficile”. Da Cernobbio ha sottolineato che “l’annuncio dei licenziamenti da parte di alcune imprese dell’indotto è un grande campanello d’allarme”, ricordando però le imminenti riunioni convocate dal governo. 

Gli occhi sono puntati a martedì 8 settembre, data dell’incontro a Palazzo Chigi da cui i sindacati ormai si aspettano molto di più di un aggiornamento. Ma a meno di ventiquattro ore dal tavolo si terrà anche l’udienza della Corte di Appello per valutare l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di AdI e Ilva sull’area a caldo. L’annuncio dei licenziamenti – a cui si è peraltro aggiunta anche la rottura della trattativa su Electrolux e la proclamazione di 8 ore di sciopero da parte dei sindacati – è arrivato nel giorno di celebrazione per il record di longevità del governo. 

“Mentre Giorgia Meloni festeggia, partono 2.500 lettere di licenziamento a Taranto ed Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi”, ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, accusando il governo di “perdere tempo ad autocelebrarsi”. I sindacati rincarano la dose. “Il governo pensa a fare passerelle – ha detto il segretario generale della Uilm Davide Sperti – e sulla terra martoriata di Taranto i lavoratori raccolgono i danni”. Anche Fiom e Fim Cisl chiedono soluzioni. 

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