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Home » Femminicidi, storie di donne e giustizia negata. Giornaliste italiane: “Fermare questa strage”
Cronaca

Femminicidi, storie di donne e giustizia negata. Giornaliste italiane: “Fermare questa strage”

Di Sala Notizie15 Marzo 20262 min di lettura
Femminicidi, storie di donne e giustizia negata. Giornaliste italiane: “Fermare questa strage”
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”Bisogna fermare questa strage”. E’  questo l’urlo di Elena Tiron, sorella di Gabriela Trandafir e zia di  Renata, uccise nel 2022 a Cavazzona. Le due vittime avevano denunciato l’aggressore undici volte. Questa è solo una delle storie raccontate all’evento ‘Non solo 8 marzo. Storie di donne e giustizia negata’,  organizzato da Giornaliste Italiane al CeoforLife in piazza  Montecitorio, a Roma. 

Tre casi simbolo di malagiustizia sono stati ricordati durante l’incontro. Al centro le vicende di Noemi Durini, uccisa nel leccese nel 2017 dal compagno; Marianna Manduca, uccisa nel 2007 in Sicilia dall’ex marito; e Gabriela Trandafir e la figlia Renata,  uccise nel 2022 a Castelfranco Emilia dal marito della donna.   

“Basta permessi premi a chi uccide le donne” denuncia la mamma di  Noemi, che aggiunge: ”Presenteremo una proposta di legge per  eliminarli e favorire chi si macchia di femminicidi. Siamo determinate e stiamo già raccogliendo le 50 mila firme necessarie per farlo”.

“L’importante è entrare nelle scuole e cambiare la cultura dei  ragazzi, altrimenti non andiamo da nessuna parte” è invece il pensiero di Carmelo Calì, cugino di Marianna Manduca. ‘

‘Ogni femminicidio spacca il cuore, le leggi ci sono e sono state  rafforzate ulteriormente, me bisogna puntare l’attenzione sulla  valutazione del rischio, perché da questo dipende tutto il resto”  dichiara il ministro per le pari opportunità e la famiglia, Eugenia  Roccella presente all’incontro. ”Abbiamo messo a disposizione gli  strumenti legislativi, ora tocca ai magistrati” prosegue il ministro.

”I giudici non sempre valutano correttamente la violenza di genere”,  dice Vittoriana Abate, giornalista Rai, che ha anche ricordato il caso  di Noemi Durini, sottolineando che ”intervenire tempestivamente può  essere vitale”. 

I casi di violenza sulle donne ”sono all’ordine del  giorno” e la Polizia di Stato punta anche sulla formazione degli  operatori per gestire i reati da codice rosso”, spiega Luca Pipitone, dirigente della divisione anticrimine della Questura di Roma, a  margine dell’evento. 

”Tra gli strumenti di intervento delle forze  dell’ordine nei casi di violenza sulle donne funziona molto bene  l’ammonimento del questore nei confronti dell’aggressore e, infatti,  nel 2024, “l’80% dei soggetti ‘ammoniti’ non è andato in recidiva”.  Il legislatore “ha potenziato il codice rosso e introdotto strumenti  come il reato di femminicidio e il braccialetto elettronico” ha precisato il magistrato Valerio De Gioia, presente all’incontro.

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