L’ Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito. È la terza Regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare con una legge le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Esulta l’associazione Luca Coscioni, che sottolinea il “successo” anche “a fronte della paralisi del Parlamento” sul tema. 

Per il governatore Michele de Pascale in assenza di una legge nazionale la Regione ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, cioè una legge regionale, per garantire un’applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale e regole “più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato”.

La proposta di legge di Avs, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle a prima firma Paolo Trande (Avs) è passata in Assemblea con i voti i favorevoli di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle e quelli contrari di FdI, Forza Italia, Rete civica e Lega. L’obiettivo della norma è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze intollerabili, garantendo equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti.

Il voto dell’Assemblea è arrivato dopo un lungo confronto tra le forze politiche in cui hanno trovato conferma le posizioni già esposte durante il dibattito in commissione: per il centrosinistra si tratta di una legge che recepisce quanto detto dalla Corte costituzionale e, senza creare contrapposizioni con le cure palliative, dà risposta a questioni reali. 

Netta la contrarietà del centrodestra che parla di fuga in avanti della Regione Emilia-Romagna e chiede che si potenzino le cure palliative. A illustrare la proposta di legge sono stati la relatrice di maggioranza Alice Parma (Pd) e quello di minoranza Nicola Marcello (FdI) e il primo firmatario Paolo Trande (Avs). 

L’obiettivo dichiarato della norma, nel rispetto dei criteri indicati dalla Consulta, è garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente e pari accesso su tutto il territorio regionale. Il provvedimento istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare, la CoVam, organizzata per Area vasta e chiamata a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La commissione si avvarrà del parere non vincolante del Comitato regionale per l’etica clinica. La procedura sarà gratuita e dovrà assicurare che al paziente siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche, comprese le cure palliative.

La discussione sul provvedimento

Prima dell’arrivo in Assemblea il progetto di legge è stato discusso nel corso della commissione Sanità presieduta da Gian Carlo Muzzarelli che ha anche ascoltato giuristi, medici, sindacati e associazioni: un’audizione da cui è emerso un sostanziale sostegno al progetto di legge, con l’unica eccezione del movimento “Pro vita e famiglia”. 

Nel corso della votazione in commissione sono stati approvati anche tre emendamenti proposti da Valentina Castaldini (Forza Italia) e uno di Elena Ugolini (Rete civica). I tre emendamenti di Castaldini prevedono che la Commissione di valutazione effettui una prima visita recandosi nel luogo in cui si trova il paziente, che svolga colloqui con le persone eventualmente indicate dal paziente stesso e che le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito siano svolte solo da personale su base volontaria. L’emendamento di Ugolini, invece che chiede che la valutazione dell’applicazione della legge sia annuale e non biennale come previsto nella prima versione del testo.

Le condizioni previste 

La legge approvata dall’Assemblea legislativa regolamenta l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti affetti da malattie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili. La legge prende le mosse da quanto stabilito dalla Corte costituzionale che ha individuato in coloro che si trovino in queste situazione il profilo di chi può accedere al suicidio medicalmente assistito: persona affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La persona deve poi aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative.

La sussistenza di queste condizioni è verificata da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, con garanzie procedurali rigorose. Le decisioni in merito all’autorizzazione o meno al suicidio medicalmente assistito è affidato a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam) che agisce all’interno del Servizio sanitario regionale su base territoriale, ovvero per “Area Vasta”, a cui spetta anche la definizione e la verifica delle relative modalità di attuazione. La commissione è composta dalle seguenti professionalità cliniche: medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, medico specialista nella patologia di cui è affetto il richiedente, farmacologo o farmacista, psicologo, infermiere e, ove richiesto dall’interessato, può partecipare alla commissione anche il medico di medicina generale o altro medico di fiducia da lui indicato, esclusivamente con funzioni di consulenza. La CoVam si avvale del parere, non vincolante, del Comitato Regionale per l’Etica Clinica (COREC), anch’esso multidisciplinare e istituito con delibera già nel 2024. 

La proposta di legge non fissa tempi rigidi entro cui la commissione deve dare il proprio parere alla richiesta del paziente, compatibili con la condizione clinica del paziente, senza ingiustificati ritardi. Tutta la procedura è gratuita per il paziente.

La Commissione di valutazione, inoltre, effettua una prima visita recandosi nel luogo in cui si trova il paziente e svolge colloqui con le persone eventualmente indicate dal paziente stesso. Le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria. Ogni anno l’Assemblea legislativa procederà a una valutazione di come viene applicata questa norma e dei suoi effetti.

Soddisfazione dall’associazione Luca Coscioni, che con la proposta di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’ è stata d’impulso alla legge e ora si prefigge di portarla in tutte le Regioni, in modo da assicurare procedure il più possibile uniformi su tutto il territorio nazionale.

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