“Le nostre comunità siano case di pace e non violenza”, “approfittiamo anche delle attività estive per promuovere un’educazione alla pace. Ringrazio tutti i genitori, i preti, gli educatori, i formatori che riserveranno energie per far crescere una vera cultura della pace che accoglie e condivide”, “non la paura, ma la fiducia è il terreno fertile. E ringrazio quanti, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da volenze e guerre”: parole, come altre volte, forti e di grande portata, quelle del presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, aprendo i lavori dell’Assemblea Generale che riunisce i vescovi italiani.
“Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze. La violenza sembra tornata a essere considerata il linguaggio normale della politica internazionale. Il riarmo, diverso dalla difesa, viene presentato come un destino inevitabile” dice in un altro passaggio del suo intervento il cardinale Zuppi, che è anche arcivescovo di Bologna. “La diplomazia fatica – sottolinea poi il prelato -, il diritto internazionale è indebolito”, “la Chiesa vive in questo tempo difficile, che è un tempo di conflitti per troppi popoli, un tempo in cui si fa ricorso all’odio e allo scontro più che al dialogo e all’incontro”.
“Ci uniamo, con tutte le nostre energie – afferma in un altro passaggio della sua introduzione – al Papa e ai miliardi che scelgono la pace. Facciamo sentire la nostra voce, gridando che è tempo di fare la pace. La spesa militare mondiale ha raggiunto la punta più alta nel 2025 con 2.887 miliardi di dollari: un aumento di quasi il 3%. È destinata a crescere di molto nel 2026. L’Europa è il Continente che ha conosciuto il maggiore investimento in armi con un incremento medio rispetto al 2024 del 14%”.
“Noi cristiani – dice Zuppi – siamo il popolo della pace” per questo Leone XIV, ha richiamato alla responsabilità di tutti noi”. “La sicurezza si costruisce pensandosi insieme, gli uni per gli altri non contro o senza gli altri, con relazioni giuste, istituzioni credibili, diplomazia tenace, cooperazione tra i popoli. Il dialogo non è mai debolezza. Avviarlo non è resa o peggio complicità. Solo il dialogo può sottrarre il mondo al vortice del riarmo, con i suoi giganteschi interessi, per di più non accompagnato da un analogo sforzo per cercare, preparare e percorrere vie di pace”.
