Un’amicizia, quella tra Francesco Guccini e Alberto Bertoni, nata da un invito, a presentare a Modena il suo romanzo, “Vacca d’un cane”. E poi coltivata per trent’anni, nei quali il poeta e italianista ha anche dedicato un saggio alla produzione letteraria di Guccini, inserito nel libro “Non so che viso avesse. Quasi un’autobiografia”. Guccini scrittore fu coltissimo e affabulatore, maestro nello humor emiliano e nel giallo, e nei generi popolari per eccellenza, dalla canzone e al romanzo.

Secondo Bertoni, poeta e italianista, Guccini “stava nella linea di Gadda, Meneghello, Celati, Trevisan e Daniele Benati. Con questa capacità da un lato di imprimere all’italiano scritto la dimensione del parlato interiore e dall’altro lato questa capacità di vivificare i dialetti dentro l’eleganza e la complessità dell’italiano. Aveva anche questa sorta di istinto di essere davvero un narratore per tutti”.

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