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Home » Ho ereditato un disastro e l’ho aggiustato
Economia e Finanza

Ho ereditato un disastro e l’ho aggiustato

Di Sala Notizie18 Dicembre 20254 min di lettura
Ho ereditato un disastro e l’ho aggiustato
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“Undici mesi fa ho ereditato un disastro”. 

Esordisce così Donald Trump nel suo messaggio alla Nazione, accusando il suo predecessore Joe Biden per le difficoltà economiche e la crisi dell’immigrazione che la sua amministrazione si trova da affrontare. 

“Eravamo invasi dai migranti illegali, dai transgender negli sport femminili e avevamo i peggiori accordi commerciali mai siglati”. Con queste parole Trump descrive lo scenario ereditato dal suo predecessore Joe Biden durante il suo ultimo discorso alla nazione. Il Presidente vuole sottolineare con forza la discontinuità rispetto al passato, dichiarando apertamente di aver trovato un Paese in condizioni critiche, ma di essere già all’opera per invertire la rotta.

Secondo il leader della Casa Bianca, la sua amministrazione ha raggiunto risultati straordinari in pochissimo tempo. 
Trump ribadisce con orgoglio la sua missione politica, presentandosi come un presidente che finalmente si batte in modo esclusivo per gli interessi dei cittadini americani. “Sto sistemando le cose”, dice alla nazione, ponendo l’accento sull’ordine ai confini, la competitività economica e la tutela delle tradizioni sociali del Paese.

“Ho migliorato le condizioni economiche”

Donald Trump rivendica il miglioramento delle condizioni economiche americane, sostiene che i prezzi negli Stati Uniti sono “crollati” dopo il suo insediamento – un’affermazione ardita, vista l’inflazione galoppante che sta stritolando le vite di milioni di americani. 

Cita un dato simbolico (e non verificato): una riduzione del trentatré per cento dei costi per la tradizionale festa del Ringraziamento. In particolare, Trump parla al prezzo del tacchino come prova tangibile del ritrovato potere d’acquisto dei cittadini.

Dichiarazioni accolte con scetticismo. Numerosi economisti contestano i numeri forniti dalla Casa Bianca, rilevando come le statistiche ufficiali non riflettano il calo descritto dal presidente.

“I dazi sono la mia parola preferita”

“Un anno fa il Paese era morto, fallito. Ora non lo è più”. Così Trump descrive la metamorfosi degli Stati Uniti. Il presidente attribuisce gran parte di questo successo all’impiego massiccio dei dazi doganali, definendo le tariffe come la sua parola preferita e lo strumento principale per aver stimolato, a suo dire, circa diciottomila miliardi di dollari in nuovi investimenti annunciati sul suolo americano negli ultimi mesi.

“L’America è tornata ed è più forte che mai”. Con questo slogan, Donald Trump parla alla nazione rivendicando così una rinascita patriottica ed economica che, a suo dire, renderebbe gli Stati Uniti l’invidia del mondo intero. Il Presidente descrive un Paese nuovamente rispettato sulla scena internazionale e profondamente leale verso i propri cittadini, segnando una netta linea di demarcazione rispetto alla situazione di un anno fa, quando definiva la nazione come morta o fallita. 

In questo contesto di ritrovato vigore, Trump annuncia un’iniziativa dal forte valore simbolico: l’invio, prima di Natale, di un assegno extra da 1776 dollari a circa un milione e mezzo di militari. La cifra del cosiddetto dividendo del guerriero non è casuale, ma richiama l’anno di fondazione degli Stati Uniti, celebrando il legame tra la Casa Bianca e le forze armate.

Trump parla alla nazione (AFP)

Il cambio alla Federal Reserve

Il discorso tocca i temi caldi della politica monetaria e degli investimenti, con l’annuncio che il prossimo anno verrà designato il nuovo presidente della Federal Reserve. Trump chiarisce il profilo del successore di Jerome Powell, sottolineando che sarà una figura fermamente convinta della necessità di mantenere i tassi di interesse bassi per favorire la crescita. Questa mossa si inserisce in un piano economico che avrebbe già attratto circa 18.000 miliardi di dollari in investimenti, un risultato che il Presidente attribuisce in gran parte alla sua politica dei dazi, da lui definiti come lo strumento finanziario prediletto per proteggere l’industria nazionale.

Per il futuro prossimo, l’agenda presidenziale prevede ulteriori interventi strutturali, tra cui un’aggressiva riforma del mercato immobiliare attesa per il 2026. Trump ribadisce che la sua amministrazione sta sistemando le criticità ereditate dal passato, dalla gestione dei confini alle dispute commerciali, sostenendo che i prezzi al consumo stiano già calando rapidamente. 

Nonostante le contestazioni degli analisti su alcuni dati specifici, come il calo del costo dei generi alimentari durante il Ringraziamento, il messaggio che invia agli americani è quello di una stabilità economica garantita dal protezionismo e da una nuova leadership finanziaria.

Il rapporto con Maduro

Sul fronte estero, questa nuova assertività americana si riflette nel blocco navale totale imposto contro il Venezuela,. Lo descrive come una misura necessaria per recuperare risorse indebitamente sottratte agli Stati Uniti. Circondando il Paese sudamericano con un’imponente forza militare, Trump lega la sicurezza energetica alla propria visione di un’America che non accetta compromessi. Con la promessa di nuovi stimoli fiscali e una guida della banca centrale più allineata alle direttive governative, il Presidente chiude il suo intervento assicurando che il cammino verso la grandezza nazionale è ormai tracciato e irreversibile.

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