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Cronaca

Ho pulito la stanza, c’era tanto sangue

Di Sala Notizie5 Marzo 20263 min di lettura
Ho pulito la stanza, c’era tanto sangue
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Ho pulito la stanza, c’era tanto sangue

“Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra, ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto”. 

Questo il fulcro del racconto della madre di Mark Antony Samson oggi ascoltata in udienza nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti ai giudici della terza l’aula della Corte d’Assise di Roma durante il processo per il femminicidio di Ilaria Sula, la giovane uccisa a marzo scorso a coltellate nell’appartamento del ragazzo in via Homs, nel quartiere Africano, a Roma. 

“Quella mattina Mark ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che piangeva, era tutto rosso. Tremava, cercai di abbracciarlo e vidi il corpo di Ilaria steso in terra a faccia in giù, si vedevano i piedi. Ho chiesto a mio figlio ‘che cosa hai fatto?’. Lui mi ha risposto dicendo ‘Ilaria non c’è più, mi ha tradito’ e che se non fosse morta lei sarebbe morto lui”.

 

Dopo il delitto, il giovane ha messo il corpo in un trolley e poi l’ha gettato da un dirupo nel comune di Capranica Prenestina in provincia di Roma. Davanti ai giudici, la donna, già condannata per concorso in omicidio, ha ripercorso le ore che hanno preceduto e seguito il delitto. 

“Ho sentito Ilaria che gridava e diceva ‘adesso che cosa vuoi fare’?”

La madre dell’imputato ha patteggiato una pena di due anni per concorso nell’occultamento del cadavere della ragazza. In aula ha ricordato anche quanto accaduto la sera precedente all’omicidio. “Mark mi aveva scritto un messaggio chiedendomi di non entrare nella sua stanza e poi aggiunse: “È l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi”. 

“Dovevo prendere i panni stesi fuori dalla finestra della sua camera ma Mark mi disse che ci avrebbe pensato lui. La mattina dopo quando mi sono svegliata intorno alle 9 è venuto in cucina e mi ha abbracciato. Poi ha preparato il caffè con due tazzine, dicendo che c’era Ilaria con lui”.  

La madre dell’imputato ha aggiunto di avere sentito quella mattina i due parlare ad “alta voce dalla stanza, discutevano. Allora sono andata a bussare alla porta, ero preoccupata. Mark mi ha detto: ‘mamma, stiamo solo parlando’. Poco dopo ho sentito Ilaria nella stanza che gridava e diceva ‘adesso che cosa vuoi fare’. Ho provato a entrare ma lui per due volte mi ha detto ‘mamma, aspetta’”.

 

“A mio marito non ho detto nulla perché avevo paura che non riuscisse a sopportare la notizia e si sentisse male. Ho avuto paura di dirglielo perché magari avrebbe deciso di chiamare la polizia. Quando mi sono ripresa, mi ha chiesto se avessimo delle buste e del detersivo. Gli ho detto che basta che levava il grosso (del sangue di Ilaria) che al resto ci avrei pensato io”. 

 

 

I genitori di Ilaria: “Perchè non è intervenuta? Magari la poteva salvare”

”Perché quando lei ha sentito Ilaria  urlare dalla stanza di Mark non è intervenuta? Perché quando il figlio ha aperto la porta e lei ha visto il corpo di Ilaria non ha chiamato  la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare. Invece non l’ha fermato”. Così Flamur e Gezime Sula, genitori di Ilaria  Sula, a margine dell’udienza del processo nell’aula bunker di Rebibbia, per l’omicidio della giovane.  ”Venire qui in aula per noi è sempre una ferita aperta. È un anno che non vediamo Ilaria, le scuse non esistono per un fatto del genere” hanno aggiunto.

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