
“Di fronte alla morte ci sentiamo impotenti, travolti dalle domande, spettatori inerti, dilaniati dal dolore perché il filo prezioso della vita è stato spezzato, sappiamo che tutto questo poteva essere evitato, rendendo più acuto il soffrire. Più acuto sarebbe il tormento se di quanto accaduto rimanesse la cenere dei silenzi, dell’assenza di spiegazioni, dell’opacità e dell’inerzia nella ricerca delle cause, e peggio si rimuovesse la tragica lezione che ci impegna alla custodia del diritto alla giovinezza che non ammette negligenze” dice il cardinale Baldassarre Reina, Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma, durante l’omelia della messa per le vittime di Crans-Montana. “Ci rivolgiamo a Dio, il tessitore di questi fili meravigliosi, fiduciosi che nulla e nessuno vada perduto risentendo quelle parole di Gesù a cui ci affidiamo, e che mentre ora, sgomenti, ci diventano difficili da pronunciare, sono la nostra speranza: ‘Questa è la volontà di chi mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo resusciti nell’ultimo giorno’ (Gv 6, 39). Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia, sono i nomi che Dio tiene scritti, indimenticabili nel palmo della sua mano, e che ora piange con le nostre lacrime, in attesa. Perché nulla è finito, nessuno è perduto” aggiunge il prelato.