I robot umanoidi sono stati tra i protagonisti assoluti del primo giorno di apertura al pubblico del Consumer Electronics Show di Las Vegas, attirando sguardi curiosi, entusiasmo — e qualche perplessità.
Nei padiglioni hanno sfilato modelli pensati per assistere nel retail, capaci di selezionare prodotti e rifornire scaffali, supportare l’assistenza sanitaria e combattere la solitudine fino ai robot “sociali” che interagiscono con le persone, programmati per ballare o fare da croupier ai tavoli da gioco. Una vetrina che racconta non solo dove è arrivata l’ingegneria, ma anche come l’industria immagina il posto dei robot nella vita quotidiana.
“Mi piacerebbe averne uno a casa per rifarmi il letto e pulire al posto mio”, racconta con entusiasmo una visitatrice, Megan Wendling. L’idea di un assistente domestico instancabile continua ad affascinare molti dei presenti, incuriositi dalla promessa di una tecnologia sempre più vicina all’umano.
Accanto allo stupore, però, emerge anche una riflessione più ampia: che impatto avranno questi sistemi sul lavoro? “Aggiungeranno molto valore e creeranno nuove opportunità”, osserva un altro visitatore, Sarthak Tiwary. “Ma, almeno per un periodo, potrebbero anche generare disoccupazione, prima di riequilibrare il mercato a livello globale”. Un punto di vista che sintetizza il dibattito che accompagna l’avanzata dell’automazione intelligente.
Non tutti, però, sono rimasti impressionati: c’è chi sostiene che, rispetto agli anni passati, non si siano visti salti tecnologici davvero rivoluzionari, ma piuttosto un’evoluzione graduale di soluzioni già esistenti. Un segnale che, forse, la frontiera dell’innovazione oggi non è solo nella forma umanoide, ma nel modo in cui queste macchine verranno integrate nelle nostre società.