C’è un indagato nelle indagini per la profanazione della tomba di Pamela Genini. E’ l’ex fidanzato Francesco Dolci, ascoltato per ore dai carabinieri che hanno poi perquisito la sua abitazione.
Al Comando provinciale di Bergamo ieri era presente anche il suo legale, l’avvocato Eleonora Prandi. Dolci è accusato del vilipendio del corpo della 29enne, uccisa a Milano il 14 ottobre dell’anno scorso dal suo ex fidanzato Gianluca Soncin. Il 23 marzo scorso, infatti, è stata scoperta la profanazione della tomba di Pamela: il corpo della ragazza era senza la testa.
Ieri Dolci è rimasto negli uffici dell’Arma tutto il giorno, fino al tardo pomeriggio, interrogato dal sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, titolare dell’indagine. Da quanto emerso, le domande si sono concentrate su riscontri che i militari hanno ottenuto nei giorni scorsi dalle deposizioni di alcuni testimoni, dall’esame delle immagini delle telecamere, comprese quelle relative ai giorni immediatamente precedenti al 23 marzo, data in cui è stata scoperta la profanazione della tomba, e di altre verifiche compiute dagli inquirenti.
In più circostanze nelle ultime settimane Dolci – impresario edile di professione, con casa a Sant’Omobono Terme – si è presentato dai carabinieri. A volte per riferire di presunti giri di denaro attorno all’omicidio di Pamela, raccontando quanto denunciato a diverse testate giornalistiche, ma negando sempre di aver avuto a che fare con la profanazione della tomba, avvenuta – stando a quanto emerso dagli esami cui era stato sottoposto il corpo e la bara stessa (aperta e tagliata in maniera certosina) – poco dopo il funerale e la tumulazione, avvenuta il 24 ottobre.
La macabra scoperta soltanto il 23 marzo, quando il loculo era stato aperto per uno spostamento programmato dal colombario alla tomba di famiglia.
Dolci aveva conosciuto Pamela nel 2019 e, a suo dire, era rimasto in buoni rapporti con la ragazza anche dopo la fine della loro relazione. Era al telefono con la ragazza quando Soncin fece irruzione in casa sua la sera del 14 ottobre. “Ho paura – scriveva la 29enne alle 21.45 – ti rendi conto cosa ha fatto”. Alle 21.46: “Questo è matto completamente non so che fare”. E sei minuti dopo: “Teso Che faccio?”. E l’amico aveva risposto: “Stanno arrivando. La polizia. Li ho chiamati E sto arrivando pure io. Apri sotto che sono giù la polizia”. L’amico provò ancora a tranquillizzarla, ma non ricevette più risposte.
Il suo avvocato ha spiegato nei giorni scorsi che Dolci, “dal giorno del femminicidio ha subito innumerevoli reati di natura diversa, quali: ripetute e quasi quotidiane minacce, intimidazioni, lesioni personali, aggressioni, violazioni di domicilio, diffamazioni aggravate a mezzo stampa e calunnia da parte di autori diversi”. L’uomo ha avuto anche un contenzioso con la famiglia della vittima, a cui ha dovuto restituire il suo cane.
Ieri mattina si è recato prima alla stazione dell’Arma di Almenno San Salvatore, dove i militari lo hanno invitato a raggiungere il Comando provinciale. Prima di entrare in caserma si è fermato a un distributore di sigarette in una vicina piazzola di sosta, dove è stato raggiunto dai carabinieri che lo hanno accompagnato in caserma. Ad attenderlo c’era anche il pm Mancusi. Poco dopo è arrivato anche il suo avvocato. Ne è uscito sei ore più tardi, iscritto nel registro degli indagati. È stato a quel punto che i carabinieri del reparto investigativo hanno raggiunto l’abitazione di Sant’Omobono Terme per la perquisizione, evidentemente alla ricerca dei resti di Pamela. “Mio figlio è innocente”, ha gridato la madre dell’uomo, Lucia Pesenti, chiusa su un camioncino con una maglietta sopra la testa per non farsi riprendere. “Io so chi sono”, impreca anche il marito Livio.
