Un passaggio formale di poche righe per chiudere definitivamente i conti con la giustizia. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato decaduto il titolo esecutivo della pena per Nicole Minetti. La decisione dei giudici (il presidente Marcello Bortolato e la togata Paola Braggion) è la diretta conseguenza della grazia concessa lo scorso 18 febbraio dal Presidente della Repubblica all’ex consigliera regionale lombarda, che doveva scontare una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi per il processo “Ruby bis” e per la vicenda delle cosiddette “spese allegre” al Pirellone.
Dal punto di vista tecnico, il tribunale ha decretato il “non luogo a deliberare” sull’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali. Si tratta della richiesta che i legali di Minetti – gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi – avevano depositato prima del provvedimento del Quirinale per consentire alla loro assistita di scontare la condanna.
L’udienza di questo pomeriggio è durata solo pochi minuti. Anche la sostituta procuratrice generale Valeria Marino si è allineata, chiedendo formalmente ai giudici di prendere atto del decreto presidenziale. La decisione del Tribunale è arrivata in poche ore, confermando l’efficacia dell’atto di clemenza anche a seguito dei recenti accertamenti svolti dalla Procura Generale milanese, scattati dopo un’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano.
La grazia concessa dal Capo dello Stato sospende immediatamente l’esecuzione della pena, che si estinguerà definitivamente tra cinque anni, a patto che l’ex esponente politica non commetta altri reati.
