“Sono Franco Isceri, il papà di Lorena, un padre distrutto. Le parole arrivano lentamente, attraversate da un dolore inenarrabile. Sua figlia avrebbe dovuto avere davanti a sé il tempo per sogni e progetti, ma on c’è più e l’uomo affida a un video un appello alla politica italiana: dare un senso pubblico a questa tragedia e fare della morte di Lorena un punto di riflessione collettivo.

Franco Isceri si rivolge al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutte le forze politiche. Chiede unità, provvedimenti votati all’unanimità, un investimento concreto nelle scuole e il potenziamento dei centri antiviolenza e degli strumenti normativi. 

“Prendete provvedimenti affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più”, dice il padre di Lorena e aggiunge: “Era educata, studiosa, dedita allo studio e al lavoro, aveva tanti sogni, ma ora non li ha più”.

Prima della tragedia, ha raccontato la madre di Lorena, la ragazza aveva paura ma non lo ha mai denunciato. 

Nel suo appello, il padre della ragazza chiede strumenti concreti: “Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza” dice, rivolgendosi direttamente alle istituzioni. La richiesta è quella di trasformare il lutto privato in una responsabilità collettiva: intervenire prima che la paura diventi isolamento, prima che una minaccia si trasformi in violenza, prima che una donna non riesca più a trovare una via d’uscita.

Alla fine, Franco Isceri torna a parlare della propria famiglia: con Lorena “è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta”. Poi manda “un abbraccio a tutte le donne italiane”. Il videomessaggio è una richiesta accorata, pronunciata dalla parte più fragile di questa tragedia: che la morte di Lorena non venga archiviata come l’ennesimo caso di cronaca, ma diventi una ragione in più per cambiare le cose.

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