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Home » Il pedaggio a Hormuz è legale? E come funzionerebbe?
Cronaca

Il pedaggio a Hormuz è legale? E come funzionerebbe?

Di Sala Notizie14 Luglio 20262 min di lettura
Il pedaggio a Hormuz è legale? E come funzionerebbe?
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Condanna dalle cancellerie di mezzo mondo al messaggio social di Trump su un pedaggio USA presto in arrivo a Hormuz. Un annuncio che, assieme alle reciproche violazioni della tregua, sta contribuendo a far alzare il prezzo del greggio. Vediamo in studio con Ilario Piagnerelli..

Ancora una volta, attraverso Truth Social, Trump minaccia il mondo. “Gli Stati Uniti saranno i guardiani dello stretto di Hormuz”, ha scritto. Per una questione di equità, saranno rimborsati con una tariffa pari al 20% del valore delle merci trasportate. Un rimborso, sostiene, per i servizi forniti, in particolare per la scorta armata destinata a proteggere i mercantili dall’Iran. Ma viene da pensare, anche per proteggerli dalle stesse navi militari americane.

Una sorta di pizzo, infatti, come qualcuno l’ha già definito. Vediamo allora il confronto tra queste ipotesi di pedaggio: quello americano, pari al 20% del valore trasportato, e quello dell’Iran, che aveva già tentato di applicare nei mesi scorsi, fissato a un dollaro per barile.

Quali ricavi potrebbero generare? Quello americano, secondo le stime, arriverebbe a circa 150 miliardi di dollari l’anno. Molto più modesto quello iraniano, che garantirebbe circa 7,5 miliardi di dollari alle casse di Teheran.

C’è però un problema: il diritto internazionale, che vieta l’imposizione di pedaggi di questo tipo. Il passaggio in transito non può essere sospeso e nessuna tassa può essere imposta per il solo fatto di attraversare il mare territoriale. Va ricordato, infatti, che lo stretto di Hormuz si trova interamente nelle acque territoriali dell’Iran e dell’Oman.

Le tasse possono essere richieste soltanto come corrispettivo di servizi specifici. Ed è forse questo il cavillo al quale gli Stati Uniti potrebbero appellarsi: il servizio di scorta.

Una prospettiva che preoccupa le compagnie di navigazione di tutto il mondo. I colli di bottiglia del commercio globale, infatti, sono numerosi. Soltanto nei canali artificiali, come quello di Panama e quello di Suez, sono attualmente previsti pedaggi.

I paesi che si affacciano sul Golfo Persico stanno già prendendo contromisure. L’Arabia Saudita ha praticamente raddoppiato il flusso nel suo oleodotto Est-Ovest, che collega la costa sul Golfo Persico a quella sul Mar Rosso, consentendo di deviare una quota crescente delle esportazioni di greggio.

Anche gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un’infrastruttura analoga. La sua capacità è stata quasi raddoppiata e sono previsti ulteriori interventi per ridurre la dipendenza dallo stretto di Hormuz e instradare il petrolio direttamente verso il Golfo dell’Oman. Kuwait, Qatar e Bahrein, invece, restano quasi completamente dipendenti da Hormuz.

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