L’intervento del governo proroga il taglio fino al 23 maggio, ma differenzia lo sconto che rimane di 20 centesimi al litro per il diesel, si riduce a 5 per la benzina e a meno di 2 centesimi per il gpl. Una riduzione che da quando è scoppiata la guerra Usa-Iran, è diventata decisiva per calmierare i prezzi per i consumatori, ma che sembra una coperta sempre più corta, con il conflitto che è appeso ad una tregua “fredda”, con lo stretto di Hormuz ostaggio di Teheran, e Trump che – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – non sembra voler arrivare ad una mediazione che risolta la crisi del petrolio di dimensioni mondiali.
Le “tre velocità” del taglio delle accise
L’aumento immediato dei carburanti alla pompa è stato evitato, ma la riduzione delle accise non vale più per tutti allo stesso modo.
Alla base della scelta l’aumento marcato del gasolio che a causa del conflitto in Iran è salito del 24% con effetti diretti su trasporti, logistica e filiere produttive. Senza la detassazione il prezzo del diesel in Italia salirebbe dai circa 2 euro attuali a 2 euro e 30, e sarebbe il più caro d’Europa. La verde invece, con la riduzione dello sconto, dovrebbe raggiungere quotazioni intorno ad 1 euro e 95 al litro, che significa spendere per un pieno circa 10 euro in più.
Ulteriori agevolazioni per l’autotrasporto, fa sapere il governo, verranno inserite in un provvedimento successivo, dopo un confronto con le associazioni di categoria. Ma la situazione resta precaria.
