“In quella villetta sono state perpetrate delle sevizie nei confronti delle tre vittime. Sono state commesse delle atrocità”. A dirlo, davanti alla Corte d’assise di Palermo, presieduta da Vincenzo Terranova, è il pm Manfredi Lanza, nel corso della requisitoria del processo per la strage di Altavilla Milicia (Palermo) del febbraio 2024 in cui vennero uccisi Antonella Salamone e i due figli, Kevin di 17 anni ed Emanuel di 5 anni. Alla sbarra il marito della donna, Giovanni Barreca e una coppia, ormai di ex, Sabrina Fina e Massimo Carandente.
“Per scacciare i ‘demoni’ – dice il Manfredi Lanza – come ci ha raccontato la figlia della coppia, Miriam Barreca, veniva preparato il caffè amaro e sia la donna che i ragazzini venivano costretti a berlo. Facevano domande inerenti ad argomenti religiosi spinti, verso il fanatismo estremo. Miriam Barreca ci racconta di questi ‘interrogatori’.
La madre è stata picchiata con calci, pugni, fino a cagionare la morte che avverrà poi in cucina. Poco dopo Miriam dice che lo facevano tutti gli adulti. Anche quando i ricordi sembrano confusi Miriam Barreca torna a un certo punto e dice che si decide di dare fuoco al corpo della madre”.
Il pm: “Una vera e propria mattanza”
“In quella villetta ad Altavilla Milicia si è consumata una vera e propria mattanza”, il pm Lanza, che ha coordinato le indagini sulla strage familiare, racconta quanto trovato in quella villetta alla periferia del piccolo comune.
E ripercorre i momenti delle torture delle tre vittime. Racconta anche un morso trovato sul polpaccio di Sabrina Fina. “Un morso dato da una delle vittime mentre venivano torturati”, dice il pm.
