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Home » L’ omicidio di Luca Attanasio, il padre annuncia nuove indagini: “Mosaico inquietante”
Cronaca

L’ omicidio di Luca Attanasio, il padre annuncia nuove indagini: “Mosaico inquietante”

Di Sala Notizie23 Febbraio 20263 min di lettura
L’ omicidio di Luca Attanasio, il padre annuncia nuove indagini: “Mosaico inquietante”
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La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustafà Milambo, avvenuta cinque anni fa, il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo, non sarebbe il tragico esito di un tentativo di rapimento finito male, ma il tassello di un mosaico molto più inquietante. Questa la tesi sostenuta da Salvatore Attanasio, padre del diplomatico, dal suo legale Corrado Curcio e dal consulente internazionale Mario Scaramella. Secondo tale visione, l’eccidio di Kibumba non rappresenterebbe un episodio di criminalità comune, ma un evento dai connotati politici: un unicum che si inserisce in una complessa trama di interessi nazionali e internazionali in un territorio devastato dai conflitti tra potenze. Il diplomatico è stato ucciso vicino a Goma, nell’est del Paese, nel corso di un agguato contro un convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam). Con lui hanno perso la vita il carabiniere Iacovacci e l’operatore congolese Milambo.

Attanasio aveva 43 anni, era padre di tre figlie ed era entrato in carriera nel 2003, servendo in Svizzera, Marocco e Nigeria prima di approdare a Kinshasa nel 2017. Alla competenza professionale univa una profonda sensibilità umana: frequentava le periferie, dialogava con le comunità locali e sosteneva programmi di aiuto tramite la Comunità di Sant’Egidio. Nel 2020 aveva ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace, venendo definito “l’ambasciatore delle porte aperte” per la capacità di coniugare rigore istituzionale e spirito di servizio. L’attacco resta avvolto dalle ombre. Mentre il convoglio si recava in una scuola per un programma di assistenza, la versione ufficiale parlò di un sequestro degenerato, ma diversi elementi suggeriscono un’azione mirata. Se a Kinshasa sei persone sono state condannate all’ergastolo, a Roma il procedimento si è chiuso con “il non luogo a procedere” per l’impossibilità di indagare due dirigenti del Pam, accusati di omicidio colposo, i quali hanno invocato l’immunità diplomatica. I familiari di Luca non hanno mai smesso di cercare la verità. 

Durante una conferenza stampa, l’avvocato Curcio ha sottolineato come, nonostante le difficoltà di cooperazione giudiziaria con le autorità locali, la famiglia abbia intrapreso una propria strada investigativa in stretta collaborazione e “lealtà” con la Procura di Roma. In questo contesto opera Mario Scaramella, esperto in scenari africani complessi con collegamenti a studi legali londinesi. Il team da lui coordinato ha raccolto sul campo indizi depositati presso i magistrati romani “per offrire vettori d’indagine finora inesplorati, volti a trasformare le informazioni acquisite in prove processuali”. 

Le indagini difensive, basate su testimonianze locali, evidenziano piste riconducibili a gruppi armati, criminalità transnazionale e interessi economici su risorse strategiche. Scaramella parla di un’azione che va al di là della semplice tentata rapina. Ci sarebbe un contesto nel quale avrebbero operato “infiltrati e provocatori” e in cui “una deliberata frammentazione delle responsabilità operative” sarebbe funzionale a “rendere opaca la ricostruzione degli eventi”. Sullo sfondo emergerebbero appetiti legati alla miniera di Lueshe da parte di potenze regionali, milizie come l’M23 e strutture dedite ai traffici illegali, oppure un tentativo di creare un incidente per giustificare l’azione dell’M23 nella Rd Congo. 

“E’ vero che il movimento ha iniziato a operare nel novembre 2021 – spiega Scaramella -, ma rapporti ufficiali parlano di attività sul campo dei ribelli già a gennaio 2021, cioè un mese prima dell’omicidio Attanasio”. Secondo la difesa, l’assalto al convoglio sarebbe stato caratterizzato da una “professionalità elevata nella pianificazione, conoscenza del territorio e utilizzo di infiltrati”. “Tutti gli elementi – ha concluso Curcio – sono stati consegnati alla Procura, unica autorità titolata alla valutazione giudiziaria. La famiglia Attanasio e la difesa ribadiscono la piena fiducia nella magistratura e il rigoroso rispetto del segreto istruttorio”.

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