Da una parte la Cassazione chiamata ad esaminare i ricorsi contro lo stop dell’area a caldo dello stabilimento tarantino. Dall’altra Il Ministero del lavoro dove il confronto si concentra sugli ammortizzatori sociali e sulle possibili misure di tutela occupazionale.
Sul tavolo pesa la nuova richiesta di cassa integrazione che potrebbe coinvolgere 8.622 dipendenti del gruppo, quasi settemila solo a Taranto.

Udienza in Corte di Cassazione per l’ex Ilva 

Approdata questa mattina alle 10, davanti alle Sezioni Unite Civili, il decreto con cui il 27 luglio la Corte d’Appello di Milano, riformando in parte un provvedimento di febbraio del Tribunale lombardo, ha ordinato nell’arco di 90 giorni, ormai prossimi a scadere, lo stop di altiforni, acciaierie e impianti connessi poiché dannosi per la salute. Emissioni di polveri sottili PM 2,5 e PM 10 e presenza di amianto negli altiforni, i punti sollevati dalla Corte d’Appello con un decreto che è stato confermato l’11 settembre e il 5 ottobre, a seguito del rigetto delle istanze di sospensiva presentate da Acciaierie e Ilva.

Alla Cassazione sono giunti nell’ordine un ricorso straordinario di Ilva a metà agosto e un secondo di Acciaierie a fine agosto. Impugnano entrambi il decreto di Milano e ne chiedono l’annullamento. A seguire due controricorsi – uno per Ilva e l’altro per Acciaierie – che, a conferma del provvedimento dei giudici di Milano, hanno presentato i difensori dei cittadini di Taranto in giudizio. Sono stati quest’ultimi a promuovere l’iniziativa contro Acciaierie, di cui si chiede l’inibizione a produrre. 

Iniziativa cominciata al Tribunale di Milano anni fa, poi approdata alla Corte di Giustizia europea su remissione del Tribunale di Milano, quindi, con la sentenza dei giudici di Lussemburgo, ritornata al Tribunale di Milano e infine arrivata in Corte d’Appello perchè l’ordinanza del Tribunale è stata impugnata.     

Oggi l’ultimo atto: la Cassazione. Che potrà confermare il decreto, annullarlo definitivamente oppure annullarlo con rinvio alla Corte d’Appello. L’udienza odierna, riguardando le Sezioni Unite Civili, coinvolgerà un collegio di nove magistrati, presieduto dal primo presidente della Cassazione.

Pg Cassazione: “No allo stop dell’ex Ilva, bilanciare salute e produzione”

“Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano che ha stabilito” lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto “è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale“. È quanto ha detto in aula l’avvocato generale della Cassazione, Luigi Birritteri, nel corso dell’udienza davanti alle sezioni Unite Civili che dovranno esprimersi sui ricorsi presentati dalle aziende Ilva Spa, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop dell’attività produttiva dell’area a caldo. 

Per Birritteri “la pericolosità dell’amianto è indiscussa, ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta“.

 

Incontro ministero del Lavoro e sindacati

Nel pomeriggio è in programma un vertice al ministero del Lavoro con i sindacati. Si affronta la situazione ex Ilva sotto il profilo delle misure possibili per i lavoratori oltre alla cassa integrazione già prevista per i diretti e i terzi nell’ultimo decreto legge approvato dal Governo. 

Se oggi venisse dal ministero un’apertura su pensioni anticipate e incentivi all’esodo agevolato e anticipato, una parte della platea dei dipendenti di AdI potrebbe uscire dall’azienda e i numeri riassestarsi su livelli pù bassi. Pensioni anticipate che riconoscano l’esposizione all’amianto e all’inquinamento, nonchè il carattere usurante del lavoro in acciaieria, sono tra le richieste principali di sindacati e lavoratori insieme alla riproposizione degli incentivi per le dimissioni volontarie. Incentivi che vi furono già anni fa: 100mila euro lordi a scalare.

Ex Ilva, azienda: “Convocazioni per nuova Cigs dopo vertice 27 ottobre”

Intanto ieri Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha annunciato che convocherà le parti sulla nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria solo dopo il 27 ottobre, giorno dell’incontro a Palazzo Chigi tra il Governo e i sindacati. Lo precisa l’azienda in una nota diffusa oggi, chiarendo che, nel frattempo, saranno rispettati i numeri e le condizioni già autorizzati.
“AdI in As si atterrà pertanto al rispetto dei numeri e delle condizioni attualmente previste nel decreto della Direzione Generale degli ammortizzatori sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”, si legge nella comunicazione, che autorizza la fruizione della Cigs fino al 28 febbraio 2027. La precisazione arriva dopo l’avvio della procedura per ampliare da 4.450 a un massimo di 8.622 il numero dei dipendenti coinvolti nell’ammortizzatore sociale. La richiesta, presentata dai commissari il 14 ottobre, riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova e Novi Ligure, oltre agli altri siti produttivi.
A Taranto la misura potrebbe interessare fino a 6.964 lavoratori su 7.875 dipendenti; a Genova 870 su 917, a Novi Ligure 515 su 542 e a Milano 117 su 127. Su un organico complessivo di 9.626 persone, l’azienda prevede di mantenere in servizio 1.004 lavoratori per garantire la custodia degli impianti e gli adempimenti amministrativi e ambientali.
Domani è attesa l’udienza in Cassazione sul fermo dell’area a caldo. Il 27 ottobre è la data in cui è fissato l’incontro a Palazzo Chigi tra il Governo e le organizzazioni sindacali, ricorda la nota di AdI in As, “per discutere della situazione aziendale e dei riflessi della stessa sui livelli occupazionali”.

 

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