Da Lampedusa a Malta, l’allerta massima ora si sposta a Tripoli: la Libia ha emesso un avviso a tutte le navi della zona per il progressivo avvicinamento della petroliera russa Arctic Metagaz.
Abbandonata dall’equipaggio dopo l’attacco, la nave vaga da più di due settimane nel Canale di Sicilia dopo essere stata colpita – sembra – da un drone marino. Restano nella sua pancia 62mila tonnellate di gas naturale liquefatto con un potenziale disastro ambientale di enormi proporzioni. Ma non solo: la petroliera ferita e sbilanciata su un fianco, alla deriva senza controllo, è a severo rischio di esplosione, fughe di gas e cedimento strutturale. Questo la rende pericolosa per le altre imbarcazioni che viaggiano in quell’area: da quelle turistiche a quelle commerciali, ai pescherecci.
Per questo la Libia ha emesso un avviso di navigazione per tutte le navi nella zona con divieto di avvicinarsi alla petroliera fantasma oltre le sei miglia.
Al personale delle piattaforme petrolifere che operano al largo delle coste libiche si chiede di evacuare la struttura se la nave arriva a 10 miglia.
La “Arctic Metagaz” è una delle migliaia di navi della “flotta ombra” russa usata per aggirare le sanzioni emesse contro la Russia: eppure navigava in pieno Mediterraneo con 140.000 metri cubi di gas naturale liquefatto e altro carburante. Le autorità di Mosca parlano di terrorismo internazionale, ipotizzando sia stato operato da un drone ucraino. Mentre il sistema ecologico marino del Mediterraneo centrale rischia il collasso insieme al relitto, che nella migliore delle ipotesi potrebbe inabissarsi con tutto il suo carico.
