La nazionale femminile di calcio iraniana ha protestato in silenzio durante l’inno nazionale prima della partita inaugurale della Coppa d’Asia femminile, persa 3-0 contro la Corea del Sud. L’episodio è avvenuto il 2 marzo 2026 al Cbus Super Stadium (o Gold Coast Stadium) nel Queensland, Australia.
La squadra, inclusa l’allenatrice Marziyeh Jafari che ha sorriso osservando, ha rifiutato di cantare come forma di dissenso contro il regime iraniano, gesto simile a precedenti proteste come quella della nazionale maschile ai Mondiali 2022. La TV di stato iraniana ha reagito duramente, definendole “traditrici” e “colmo del disonore”, invocando severità in tempo di guerra.
Ieri una folla di manifestanti contro il regime iraniano, ha circondato il bus delle calciatrici per sostenere la loro protesta, ma ora c’è grande apprensione per la loro sorte.
Amnesty International ha avvertito che le atlete potrebbero correre rischi se tornassero in Iran: “non è chiaro quale tipo di punizione potrebbero subire”, hanno detto.
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, ha invitato l’Australia a garantire sicurezza alla squadra, magari attraverso l’asilo politico. Ha pubblicato sui social le immagini di cinque giocatrici – Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi – che hanno lasciato il ritiro della squadra e avrebbero fatto domande di protezione come rifugiate politiche.
Tra le voci più note c’è quella della scrittrice J.K. Rowling, che sui social ha scritto: “Please, protect these young women”, ha scritto taggando la Fifa.
Il sindacato dei giocatori FIFPRO ha invitato la Confederazione calcistica asiatica (AFC) e la Fifa a rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della squadra iraniana.
“Queste dichiarazioni accrescono notevolmente le preoccupazioni per la sicurezza dei giocatori qualora dovessero tornare in Iran dopo il torneo”, ha affermato la FIFPRO Asia/Oceania.
“Invitiamo l’AFC e la FIFA a collaborare urgentemente con la Federazione calcistica iraniana, il governo australiano e tutte le altre autorità competenti per garantire che venga fatto ogni sforzo per proteggere la sicurezza dei giocatori”.
