Stazione ferroviaria di Viareggio: sono le 23:49 del 29 giugno 2009. Il treno merci Trecate-Gricignano di Trenitalia, carico di cisterne di Gpl, deraglia. Pochi minuti più tardi il boato dell’esplosione. Il gas fuoriuscito scatena un incendio violentissimo che colpisce la stazione e le abitazioni vicine. Diversi edifici subiscono crolli parziali. 11 persone muoiono sul colpo. Un centinaio i feriti. Nel bilancio finale il numero delle vittime salirà a 32. 

Oltre 10mila persone partecipano ai funerali di Stato allo stadio dei Pini. Durante la cerimonia, l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede di fare totale chiarezza sulle cause del disastro e sulle responsabilità dell’accaduto. 
La Procura di Lucca apre un’inchiesta per quella che entrerà nella memoria collettiva come “la Strage di Viareggio”. Quattro anni dopo, nel luglio del 2013, 33 imputati vengono rinviati a giudizio. Tra questi, i vertici delle Ferrovie dello Stato. 

A novembre inizia il processo di primo grado. E’ solo l’inizio di un lungo iter giudiziario: sette processi –  tra appelli bis e ter e pronunce della Cassazione – scandiranno il percorso che porterà a 11 sentenze definitive per ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e nella manutenzione del mezzo.

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