Israele reagisce con rabbia e concentra la sua risposta sulla Gran Bretagna. Il ministro degli esteri Saar annuncia la chiusura del Consolato britannico a Gerusalemme, l’espulsione dei funzionari impegnati nel Centro per il Coordinamento per Gaza e l’inserimento nella blacklist di 11 parlamentari inglesi e un attivista. Quanto detto da Miliband, sono solo bugie, ha aggiunto Saar.
Da settimane, però, la mossa britannica era nell’aria e Israele, a sua volta, era pronta a rispondere in un momento in cui tutta la tensione è su una campagna elettorale che si combatte a colpi pesanti tra i concorrenti politici. L’ultima bufera è stata scatenata da quanto pubblicato dal quotidiano israeliano Arez. Netanyahu, dieci giorni prima del 7 di ottobre, avrebbe ricevuto una telefonata dalla presidente degli Emirati Arabi, Mohammed Bin Zayed, che lo avrebbe allertato su un possibile attacco su vasta scala sferrato da Hamas, guidato da Sinwar. Il premier israeliano, però, non avrebbe messo al corrente i vertici della sicurezza, dai capi militari a quelli dei servizi di intelligenza. “Quanto pubblicato da Haaretz, sono solo menzogne”, ha fatto sapere l’ufficio del premier, “Una simile comunicazione non c’è mai stata”, ma tutti i capi dell’opposizione ora chiedono al premier di fare chiarezza, di smettere con le bugie. Il popolo israeliano ha diritto di conoscere la verità, si legge in una nota congiunta, e sapere tutto ciò di cui Netanyahu era al corrente, prima del massacro di tre anni fa.

