Oltre 200mila braccianti irregolari: secondo il censimento report Agromafie, un terzo dei lavoratori nei nostri campi è sottopagato e sfruttato.
La maggior parte sono stranieri che si accalcano davanti alle questure, aspettando anche un anno intero prima di ottenere il peremsso di soggiorno una volta arrivati in Italia – e nell’attesa restano irregolari reclutati come schiavi per la raccolta stagionale.
L’innovativa legge contro il caporalato, approvata nel 2016 dal governo Renzi, dovrebbe prevenire e contrastare chi la disattende con l’innalzamento delle pene per caporale e datore di lavoro. A dieci anni dall’uscita, però, la legge resta nella sostanza inapplicata. Soprattutto per la difficoltà di operare i controlli nella vastità delle aree coinvolte – mentre i lavoratori sfruttati sono sempre più vessati e impauriti. Sebbene la legge preveda la concessione del permesso di soggiorno a chi denuncia, l’iter per ottenerlo è lungo e complesso. Così la maggior parte degli immigrati – ricattati e minacciati – preferisce non denunciare. E chi lo fa rischia la vita.
Anche perché insieme alle mafie straniere ci sono quelle locali a gestire il business dei migranti, da sfruttare nei campi dove si raccoglie la frutta e la verdura che portiamo ogni giorno sulle nostre tavole.
