Un punto nevralgico della rete energetica europea è finito nel mirino di un’azione mirata e professionale. Al confine tra Friuli e Austria, in una zona difficilmente accessibile, un traliccio dell’alta tensione è stato gravemente danneggiato, piegandosi su un lato. Se inizialmente si era ipotizzato un cedimento del terreno, le immagini ottenute in esclusiva dal Tg1 raccontano una realtà molto più inquietante.
I dettagli dell’attacco
Secondo le prime ricostruzioni e le testimonianze raccolte sul campo, la struttura non è caduta per cause naturali. I “piedi” dell’impalcatura sono stati tagliati di netto utilizzando una fiamma ossidrica, l’azione sembra essere stata studiata per non provocare un crollo immediato, ma un lento collasso che interrompesse l’alimentazione delle stazioni di pompaggio dell’oleodotto. Inoltre, gli attentatori hanno colpito in un’area isolata, poiché le stazioni principali sono presidiate h24 dai militari.
Un’infrastruttura strategica
L’oleodotto TAL (Transalpine Pipeline) è un’arteria vitale per il continente: è lungo 753 km ed è attivo dal 1967, trasporta il greggio dal porto di Trieste verso la Germania, l’Austria e la Repubblica Ceca. Un’interruzione prolungata del flusso metterebbe in ginocchio l’economia di intere nazioni europee.
Le indagini: l’ipotesi della “pista internazionale”
Nonostante una nota ufficiale della società di gestione (TAL) tenti di derubricare l’accaduto a rallentamenti tecnici o manutenzioni programmate, la Procura e la Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste non hanno dubbi sulla natura dolosa. Le indagini sono state affidate ai Carabinieri del ROS, con il supporto di intelligence straniere e Polizia. Il sospetto è che dietro l’azione non ci siano semplici vandali, ma professionisti del sabotaggio, forse legati a servizi segreti deviati di paesi attualmente in conflitto. Al momento non è giunta alcuna rivendicazione, il che alimenta il timore che questo possa essere solo il “primo atto” di un’offensiva più vasta contro le infrastrutture critiche europee.
