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Home » Legge elettorale alla Camera il 26 giugno, opposizioni insorgono: “Ennesima forzatura”
Politica

Legge elettorale alla Camera il 26 giugno, opposizioni insorgono: “Ennesima forzatura”

Di Sala Notizie27 Maggio 20264 min di lettura
Legge elettorale alla Camera il 26 giugno, opposizioni insorgono: “Ennesima forzatura”
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Opposizioni sulle barricate in capigruppo per la calendarizzazione della riforma elettorale in aula alla Camera il 26 giugno. I lavori sono stati dunque sospesi e riprenderanno alle 18. Il presidente della commissione, Nazario Pagano, ha invitato gli altri relatori (oltre a lui per FI, Angelo Rossi di FdI, Igor Iezzi della Lega e Alessandro Coluccidi Noi Moderati) a rispondere alle domande delle opposizioni sul nuovo testo che il centrodestra ha elaborato e che dovrebbe depositare, come ha spiegato in commissione Giovanni Donzelli, al termine della discussione generale.

Al termine della riunione Chiara Braga, Riccardo Ricciardi, Riccardo Magi e Marco Grimaldi hanno espresso le loro critiche: “Il presidente ha calendarizzato la legge elettorale il 26 giugno in assenza di chiarezza da parte della maggioranza sul testo: è l’ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal voler cambiare le regole gioco perchè teme di perdere elezioni – ha detto la capogruppo del Partito Democratico -. Anche se il testo ancora non c’è loro la calendarizzano per avere i tempi contingentati. Questa forzatura segna la loro distanza dai problemi veri e mostra l’arroganza di una maggioranza che non rispetta il dibattito parlamentare”.

“E’ la prima legge fatta con i comunicati stampa – ha aggiunto il capogruppo M5s – sappiamo che il testo è cambiato dai comunicati, un pressappochismo e un corto circuito politico. Non c’è fine al peggio di questa maggioranza: non possiamo accettare un metodo così perché il metodo è davvero sostanza in questo caso”.

Per l’esponente di Più Europa è “inaccettabile che la riforma elettorale venga trattata come un decreto in scadenza. L’obiettivo è contingentare i tempi perché a settembre scadono i 12 mesi dalla fine della legislatura. Ma il codice di condotta della Cedu dice anche che la riforma non può essere imposta dalla maggioranza all’opposizione, lo abbiamo segnalato al presidente che a mio avviso in modo irresponsabile, non ha fermato la maggioranza”.

“Siamo l’unico paese in Europa che non solo cambia le regole del gioco negli ultimi 12 mesi ma che lo fa senza l’assenso delle opposizioni. E lo fa con alle spalle due sentenze della Corte Costituzionale che hanno già bocciato forzature proprio sui premi di maggioranza e proprio su questo modo di fare, rifare e riscrivere le regole del gioco – dice l’esponente di Avs -. Scappano dalla realtà, perché in realtà i problemi del paese sono tutt’altri. Io credo che le opposizioni non possono essere suddite di nulla, se non della Costituzione. E quindi noi nelle prossime settimane continueremo a chiedere a tutte le istituzioni democratiche, comprese le presidenze della Camera, del Senato, di non oltrepassare il segno. Ci faremo valere dentro e fuori dall’aula”.

Come funzionerebbe lo “Stabilicum”

La maggioranza di governo guidata da Giorgia Meloni sta avanzando una riforma della legge elettorale che punta a sostituire il Rosatellum con un sistema proporzionale puro chiamato “Stabilicum”, eliminando del tutto i collegi uninominali che oggi rappresentano un terzo dei seggi. La proposta, approvata in prima battuta in Commissione Affari Costituzionali e ora al centro di trattative nella maggioranza, non ha ancora uno schema definito. Al momento sembra che potrebbe prevedere un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che supera il 42% dei voti, soglia innalzata dal 40% originario per garantire maggiore legittimazione.

Se una coalizione supera il 42%, otterrebbe automaticamente il premio di maggioranza che le garantirebbe la governabilità, ma con un tetto massimo di 222 deputati alla Camera, pari al 55,5%, per evitare maggioranze troppo ampie. Se nessuna coalizione raggiunge quella soglia, scatterebbe il proporzionale puro senza premio, con distribuzione dei seggi rigorosamente in base ai voti ottenuti. Lo sbarramento è fissato al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni, mentre il ballottaggio tra le prime due forze politiche, inizialmente previsto quando la prima forza fosse tra il 35% e il 40%, è stato eliminato nelle ultime settimane di trattativa.

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